Via libera all'erogazione dei 149 milioni, il caso forno elettrico. Cosa accade ora
Arriva la pubblicazione in gazzetta ufficiale del prestito ponte da 149 milioni di euro per l’ex Ilva. Il provvedimento era contenuto nel di omonimo e riporta, pure in Gu, tutte le ragioni che hanno indotto il governo a scegliere di accordare il prestito all’Adi. Ci sono questioni, naturalmente, di ordine operativo. Senza soldi, il rischio è quello di dover “immediatamente procedere allo spegnimento degli impianti” e questo “senza neanche la possibilità di mantenerli in caldo”. Fatto che, oltre a bloccare ogni attività presente pregiudicandone quelle future, comporterebbe ulteriori conseguenze da rintracciare “in termini non solo di messa in cassa integrazione dei dipendenti”.
Prestito ponte, l’estrema necessità per l’ex Ilva
Pertanto, l’erogazione diventa un provvedimento che ha carattere di “estrema urgenza” data la “grave difficoltà” segnalata proprio dai commissari e gli amministratori dell’ex Ilva. Il prestito ponte, naturalmente, ha ricevuto già l’avallo di Bruxelles. Rientra, secondo la Commissione, negli aiuti di Stato possibili. Il plafond, come si evince dalla lettura del decreto stesso, risulta ben più ampio dei 149 milioni oggetto del prestito ponte per l’ex Ilva. Si parla, anzi si legge (e si è scritto), di un “limite massimo” che sfiora i 391 milioni di euro. Una cifra enorme. Ma che non s’avvicina neanche a quella ipotizzata da Michael Flacks, presidente del gruppo che, insieme agli indiani di Jindal, ambisce ad acquisire la proprietà dell’azienda siderurgica nazionale. Nei giorni scorsi, infatti, intervistato da Tg24 Economia, Flacks aveva parlato di una somma (minima) pari a mezzo miliardo di euro.
Impegni seri e tempo (che non c’è)
Tuttavia ha ribadito di non voler “alcuna beneficenza” e s’è detto disposto a investire fino a 100 o forse duecento milioni nell’affare. Ma, la cosa più importante, è che il prestito pronte “lo restituirò”. Non di certo una banalità. Ma un impegno serio. Che, peraltro, ha contribuito a sbloccare la vicenda e a velocizzare, nei limiti di ciò che può essere possibile alle burocrazie italiana e comunitaria, l’erogazione del prestito ponte stesso. I fondi chiaramente saranno trasferiti ad Acciaierie d’Italia. E verrà restituito, dalla proprietà che acquisirà quote ed entrerà nel capitale sociale dell’azienda siderurgica nazionale, “maggiorato degli interessi”. Che si tratti di Flacks o di Jindal. Nel decreto, infatti, si legge pure dell’impegno degli indiani a farsi garanti della restituzione del denaro che sarà erogato per mantenere in vita, nei limiti del possibile, le attività siderurgiche. Infine, cosa che non va di certo trascurata quando si parla di impegni economici e di obblighi a restituire, c’è da notare che, in magazzino, Adi conserva giacenze di materiale per un valore stimato in poco meno di 644,5 milioni di euro e che “che il valore della componente prodotti finiti sul quale insiste il pegno rotativo non possessorio ammonta a euro 277.534.447”. Insomma, si cadrà in piedi.
Il caso forno elettrico
Come sperano, oltre al prestito ponte, pure all’ex Ilva. Intanto, proprio sul fronte dei forni, ieri si è alzato l’appello di Confartigianato che ha chiesto, immediatamente, l’attivazione di quelli elettrici al servizio delle infrastrutture siderurgiche. Il segretario generale di Taranto, Fabio Paolillo, ha affermato che lo Stato deve iniziare a pensare di fare da sé. E ha indicato un modello, possibile, in ciò che è stato fatto a Port Talbot, nel Regno Unito. Dove, ha spiegato, “si è deciso di superare il ciclo integrale e avviare subito un forno elettrico sostenuto da una regia pubblica forte. È un modello reale e replicabile anche a Taranto”. Comunque andrà, per Paolillo, “il primo forno elettrico deve diventare un impegno pubblico, vincolante e con tempi certi”. Ciò significa che “se i negoziati dovessero allungarsi, lo Stato deve comunque avviare l’impianto entro quest’anno”.
L’intesa col Tecnopolo, la maglia del Taranto al Papa
Qualcosa si muove, almeno sul fronte delle collaborazioni: l’ex Adi ha siglato ieri l’intesa con il Tecnopolo Mediterraneo con l’obiettivo, preciso, di avviare una collaborazione finalizzata a trovare soluzioni capaci di garantire lo sviluppo e l’avanzamento dell’impresa. Che, per ora, verterà sulla sostenibilità ambientale, l’efficientamento energetico, la decarbonizzazione, la digitalizzazione, la formazione avanzata, l’intelligenza artificiale, la valorizzazione dei sottoprodotti industriali, l’uso dell’idrogeno e dei combustibili sostenibili, l’economia circolare e la competitività dei processi industriali. Per fare di Taranto un polo all’avanguardia, una realtà davvero di eccellenza e innovazione. Magari con la benedizione di Papa Leone che ieri, durante un incontro tenuto cogli insegnanti di religione, è stato omaggiato con la maglia della squadra di calcio locale.