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Esteri

Tajani lancia la controffensiva: missione Iran per disinnescare il caso Rutte e le sue improvvide dichiarazioni

L'Italia non ha mai preso parte a iniziative militari contro Teheran

di Ernesto Ferrante -


Dopo le dichiarazioni improvvide del segretario generale della Nato Mark Rutte, che hanno trasformato l’Italia in un “caso politico” dentro l’Alleanza atlantica, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è mosso per evitare che il danno d’immagine possa diventare anche strategico. Il colloquio con l’omologo iraniano Abbas Araghchi è una mossa necessaria per spegnere un incendio acceso altrove e che rischia di “bruciare” Roma su più fronti.

La telefonata di Tajani e la precisazione di Crosetto

Tajani su X è ritornato sulla questione con una nettezza che suona come una rettifica diplomatica e un avvertimento politico. L’Italia, ha ribadito il titolare della Farnesina,non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militarecontro l’Iran e non ha mai autorizzato l’uso delle basi per azioni di guerra. Una frase che, letta tra le righe, è una smentita diretta di quanto asserito da Rutte.

Il ministro meloniano ha chiesto ad Araghchi lo sblocco completo dello Stretto di Hormuz, dove diverse navi cargo italiane sono ancora bloccate. La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran, ha sottolineato il vicepremier, è un “forte segnale di dialogo” e un investimento politico per il futuro.

Più dura la posizione di Guido Crosetto. Per il ministro della Difesa, molto irritato, quelle dell’olandese con l’elmetto sono state parole “a caso”, “inopportune e superflue”, pronunciate con una leggerezza che ha scatenato una tempesta diplomatica e alimentato un dibattito interno da parte di chi è “sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo”. Crosetto ha difeso senza esitazioni l’operato delle Forze armate. Si è trattato solo attività tecniche, nessuna attività cinetica, e quando le richieste americane uscivano dal perimetro dei trattati, “l’autorizzazione è stata negata. Lo Stato Maggiore, ha aggiunto, è pronto a documentare “volo per volo, giorno per giorno” ogni movimento. Una precisazione che tradotta significa che la politica estera non può essere gestita con leggerezza comunicativa, né dall’interno né dall’esterno dell’Alleanza.

Rubio sull’Iran e gli alleati degli Usa

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha prospettato un possibile dialogo costruttivo” con l’Iran, purché gli accordi siano “reali e verificabili”. Ma è sul dossier europeo che le sue esternazioni sono diventate politicamente esplosive. Rubio ha rivelato che Donald Trump è “molto deluso” dagli alleati che non si sono fatti avanti durante il conflitto con Teheran, Italia compresa. Uno stato d’animo, quello del tycoon, che, paradossalmente, smonta ulteriormente la versione di Rutte. Se la Casa Bianca rimprovera Giorgia Meloni per non aver aiutato gli Stati Uniti, è difficile sostenere che l’Italia abbia partecipato a un’operazione militare contro la Repubblica islamica.

Nessun pedaggio per attraversare lo Stretto di Hormuz

Il capo della diplomazia statunitense è intervenuto anche sulla questione più sensibile del momento, quella dei presunti pedaggi sullo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti non accetteranno “tasse, pedaggi o donazioni”, qualunque nome venga loro attribuito. Lo Stretto è una via navigabile internazionale e nessuna potenza può pretendere pagamenti per attraversarlo. Una linea condivisa dai Paesi del Golfo. Il ministro degli Esteri dell’Oman ha garantito che nessuna tariffa di transito sarà introdotta negli accordi futuri. Un segnale diretto a Teheran, ma anche un modo per rassicurare gli alleati e contenere il rischio di un’escalation economica.

Israele mina la stabilità regionale

A chiudere un quadro molto complesso, è arrivata la voce di Israele, che mantiene alta la tensione regionale. Il portavoce del governo David Mencer ha annunciato che lo Stato ebraico non ritirerà le proprie forze dal sud del Libano finché Hezbollah non sarà disarmato. Una forzatura che lascia aperta la possibilità di una nuova esplosione del conflitto e si innesta in un contesto già segnato da accuse incrociate, pressioni diplomatiche e un equilibrio sempre più fragile.

In questo scenario, l’Italia tenta di restare in piedi tra le onde, rassicurando Teheran, non irritando Washington, contenendo la Nato e proteggendo i suoi interessi economici.


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