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Editoriale

Meloni-Macron, che lezione alla sinistra nostrana

di Adolfo Spezzaferro -


La politica estera non si misura con le simpatie personali, ma con gli interessi nazionali. È questa la lezione (soprattutto alla sinistra, che rema sempre contro) che emerge dal vertice di Antibes tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron. Dopo le tensioni, Roma e Parigi tornano a dialogare su Mediterraneo, difesa, spazio, energia e cooperazione industriale.

Ma c’è una differenza sostanziale: dopo anni, stavolta è il presidente francese che vuole (e deve) riavvicinarsi all’Italia. Il nostro governo dal canto suo dimostra ancora una volta di saper anteporre la ragion di Stato agli attriti del passato. Lo stesso approccio con gli Stati Uniti dopo lo scontro scatenato dagli attacchi di Trump alla nostra premier vale oggi con la Francia.

D’altronde i numeri dell’interscambio commerciale (112 miliardi nel 2025) e i grandi progetti comuni parlano chiaro. La Meloni però, pur scegliendo di rafforzare la collaborazione con un partner indispensabile (il secondo, dopo la Germania), non rinuncia alle proprie posizioni su immigrazione, Mediterraneo o governance europea. Tanto Macron non può prescindere dall’Italia.


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