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Economia

Vendere Gedi non porta fortuna a Elkann: “Imputazione coatta”

Slitta a febbraio l'udienza per la messa alla prova, e intanto esplode il caso Juventus

di Cristiana Flaminio -


Non ha portato fortuna, a John Elkann, decidere di vendere Repubblica e La Stampa: arriva la richiesta di imputazione coatta, da parte del giudice per le indagini preliminari di Torino, sul presidente di Stellantis e su Gianluca Ferrero. Archiviate, invece, le posizioni degli altri fratelli, Lapo e Beatrice. Il procedimento in questione, manco a dirlo, è quello legato all’eredità Agnelli. Su cui, ormai da anni, c’è un ferocissimo braccio di ferro tra i fratelli Elkann e la madre Margherita.

Elkann, che tegola: “Imputazione coatta”

In particolare, a chiedere al pm di formulare l’imputazione coatta per due dei sei capi d’accusa a carico di John Elkann e di Ferraro, è stato il gip davanti a cui è arrivato l’incartamento relativo al procedimento sulla residenza effettiva di nonna Marella Caracciolo.  “La decisione del gip a nostro avviso non vincola il gip che deve decidere sulla nostra istanza di messa alla prova”, fanno sapere i legali. Intanto, però, l’udienza che avrebbe dovuto formalizzare la stessa messa in prova è slittata a febbraio. Si tornerà in aula l’11 febbraio, in modo tale da dare tempo ai magistrati di compiere approfondimenti sulla richiesta di messa alla prova derivante dall’accordo con l’accusa. In virtù del quale gli Elkann si sono impegnati a versare 183 milioni al Fisco.

La reazione dei difensori

Gli avvocati che assistono il presidente di Stellantis sono pronti a ricorrere in Cassazione: “Pur esprimendo la nostra soddisfazione per le archiviazioni disposte dal gip, la sua decisione di imporre al pm di formulare l’imputazione per John Elkann e Gian Luca Ferrero è difficile da comprendere, perché in contrasto con le richieste dei pubblici ministeri, che erano solide e ben argomentate per tutti i nostri assistiti”. E ancora: “Contro l’ordinanza del gip Borretta depositeremo ricorso per Cassazione eccependone l’abnormità”. Anche perché fino a che non verrà chiarita questa faccenda, si rimarrà bloccati sulla questione della stessa messa alla prova su cui Elkann puntava, evidentemente, molto.

Gedi e la golden power

Sarà un (altro) Natale di carte bollate in casa Elkann. E sarà sicuramente un Natale a dir poco impegnativo per John. Gedi sta per essere ceduta ai greci di Antenna. Nell’affare ci finiranno pure Repubblica e La Stampa. Altissimi, chiaramente, si sono levati i lai del centrosinistra. Con Elly Schlein giunta pure a chiedere, forse in maniera un po’ troppo frettolosa, di applicare la golden power. I giornali italiani non devono finire in mani straniere. E poco importa se quelle mani sarebbero greche, e quindi europee. E ancor di meno importerebbe se anche solo pensare di incardinare un procedimento simile porterebbe, con ogni probabilità, all’apertura di una procedura d’infrazione da parte di Bruxelles nei confronti del governo.

Esplode il caso Juventus, i tifosi hanno paura

Ma le noie più grosse, John Elkann, non le avrà mica dai giornali. Tantomeno dai tribunali. No. L’offerta giunta da Tether per rilevare da Exor la maggioranza del pacchetto azionario della Juventus ha rappresentato uno schiaffo sul volto dei tifosi. Che, già da qualche anno, sono imbufaliti per i risultati sportivi (ed economici…) non proprio all’altezza del blasone della Vecchia Signora. Per John Elkann, la Juventus non è un asset come un altro. E no, nessuno ha creduto alla mozione dei buoni sentimenti né all’appello alla tradizione secolare che lega le sorti della sua famiglia a quelle del club. Anche perché, sia detto sommessamente, gli Agnelli sono anche editori storici de La Stampa ma John non s’è fatto mica scrupoli a mettere la Busiarda in vendita.

A che serve il calcio

Grazie alla Juve (e soprattutto grazie ai buoni uffici del presidente della Fifa Gianni Infantino), John Elkann è riuscito ad arrivare allo Studio Ovale, a farsi le foto con Donald Trump, a trattare con lui, per esempio, il trasferimento delle fabbriche Stellantis dal Canada o la sponsorizzazione di Detroit sulle maglie bianconere. Giovanni Cobolli Gigli, a Radio Rai, ha dichiarato di non credere fino in fondo al “niet” apposto da Elkann all’offerta di Tether. Che, detto tra noi, non appare certo un interlocutore adatto. Se non altro perché ha valutato la Juventus addirittura meno del Milan. La società di crypto, mentre il titolo bianconero volava in Borsa, s’è detto pronto a riformulare l’offerta. Chissà come andrà. Chissà se la Juve gli servirà ancora. Intanto, però, la decisione di vendere Repubblica e La Stampa, dopo aver ceduto a uno a uno tutti i giornali locali del portafogli Gedi, non gli ha portato fortuna, almeno in tribunale, a John Elkann alle prese ora con la richiesta di imputazione coatta.


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