Economia

Eni, lo Stato fa cassa: obiettivo cedere il 4% delle azioni

di Giovanni Vasso -


Lo Stato è pronto a cedere il 4 per cento di Eni. L’operazione si concluderebbe già ad aprile e potrebbe portare nelle casse statali qualcosa come due miliardi di euro. A sganciare la notizia bomba è stato Bloomberg secondo cui il governo è in procinto di cedere il 4% delle azioni del gruppo dopo il completamento del piano di buy back che scadrà proprio ad aprile prossimo. Un piano nell’ambito del quale la stessa Eni ha proceduto all’acquisto di poco meno di 4,5 milioni di sue azioni proprie (0,13% del capitale) al prezzo medio ponderato di 15,0289 euro per un investimento complessivo pari a poco più di 67,5 milioni di euro. Il piano in questione è stato deliberato dall’assemblea degli azionisti a maggio scorso ed è iniziato a settembre. Da allora il Cane a Sei Zampe ha proceduto all’acquisto del 2,25% del capitale sociale (poco più di 75,5 milioni di azioni) per una cifra di poco superiore a 1,15 miliardi di euro.

Intanto da San Donato Milanese giunge un secco “no comment” alle indiscrezioni trapelate sulla stampa che, immediatamente, hanno fatto il giro del mondo. Economico e non solo. Il governo, per il tramite del sottosegretario al Mef Federico Freni, ha replicato dicendo che non c’è nulla di particolarmente “nuovo”. “Non so di cosa state parlando – ha detto Freni ai giornalisti a margine della conferenza The new G20/Oecd principles of corporate governance for the development of capital markets and sustainable growth, organizzata da Assonime e Ocse a Piazza Affari -. Il Def dà un obiettivo, l’obiettivo è una quota del Pil, abbiamo detto che non c’è nessuna fretta di privatizzare ma che si privatizzerà bene, nei tempi giusti, nei momenti giusti. Però l’obiettivo del Def rimane, basta leggere il Def”. Nessuna fretta ma la linea era stata già dettata. Il ministero guidato da Giancarlo Giorgetti aveva già annunciato un piano di dismissioni di quote nelle aziende di Stato. Una scelta dovuta alla necessità di raggranellare risorse per far funzionare i servizi e dare ossigeno alle casse statali, oppresse dai tassi di interesse sul debito e paralizzate dalle norme Ue sul Patto di Stabilità. La garanzia del governo, però, era quella di non lasciare che, con la cessione delle quote, lo Stato perdesse il controllo sulle aziende strategiche. Ed Eni, in un’era di crisi energetica e mentre il governo si inerpica lungo la strada tracciata col Piano Mattei, è forse la partecipata più importante del momento.

Le notizie su Eni hanno suscitato diverse reazioni. In Borsa, gli investitori hanno fatto salire il prezzo delle azioni. Ma tra gli addetti ai lavori, ora, serpeggiano i dubbi. Michele Marsiglia, presidente Federpetroli, ha spiegato a LaPresse: “Siamo preoccupati per quanto appreso. Già da tempo c’erano rumors di alcune possibili manovre su Eni da parte governo, ma mai concretizzate. E’ evidente la politica economica di buyback che l’azienda di San Donato Milanese ha iniziato qualche anno fa, forte anche di una maggiore operatività e cash-flow, ma oggi anche un azionariato in vendita pari al 4%, potrebbe mostrare una debolezza che si associa alle problematiche economiche delle aziende di interesse strategico italiano come Ilva ed altre che già da tempo sono state svendute o liquidate”. Marsiglia ha concluso: “L’immagine dell’azienda energetica di Stato oggi è la solidità internazionale, non bisogna perderla. Attendiamo di conoscere ulteriori sviluppi”.


Torna alle notizie in home