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Famiglia del bosco: “Non mangio finchè non rivedo la mamma”

di Priscilla Rucco -


Il caso della “famiglia del bosco” torna a far discutere animatamente. Dopo l’allontanamento della mamma dei bambini Catherine Birmingham dalla casa-famiglia di Vasto, uno dei figli avrebbe iniziato lo sciopero della fame. Il motivo riferito da fonti vicine alla famiglia giungono dirette: “Il bambino non vuole nutrirsi finchè non potrà rivedere la madre”. Catherine è stata allontanata dalla struttura di accoglienza di Vasto pochi giorni fa per ordine del Tribunale dei minorenni dell’Aquila. La notizia giunta immediatamente a Marina Terragni, la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, che si trova già a Vasto per verificare di persona le condizioni dei tre minori. “ci è arrivata addosso questa novità, del bimbo che si rifiuterebbe di mangiare”, ha dichiarato la Garante ai giornalisti presenti, aggiungendo di voler accertare quanto prima la situazione.

La sua visita alla casa-famiglia era già stata annunciata nei precedenti giorni, in risposta alle crescenti pressioni sia politiche che mediatiche dei giorni scorsi sulla vicenda divenuta ormai un caso nazionale. Per capire la situazione attuale, occorre tornare indietro di quasi un anno e mezzo.

Le dinamiche

Tutto ha inizio precisamente nel settembre del 2024, quando la famiglia chiama i soccorsi a seguito di una grave intossicazione alimentare causata dall’ingestione di funghi selvatici. L’intervento dei carabinieri porta alla segnalazione ai servizi sociali, che avviano i loro sopralluoghi presso il casolare rurale in pietra dove la coppia viveva con i tre figli, in contrada Mondola tra Palmoli e Vasto. Quello che trovano è uno stile di vita volutamente “alternativo”: niente allacciamento idrico, niente rete fognaria, i servizi igienici posti all’esterno dell’abitazione, nessuna fonte di reddito stabile e una istruzione parentale per i bambini. Una scelta consapevole, rivendicata sempre dai genitori come espressione di una filosofia di vita “off-grid”, lontana dai modelli consumistici della società contemporanea.

Catherine Birmingham, quarantacinque anni, australiana, ex istruttrice di equitazione e Nathan Trevallion, cinquantuno anni, britannico, ex cuoco e artigiano, si erano conosciuti a Bali nel 2016 e avevano costruito insieme un progetto di vita che li aveva portati prima in differenti parti del mondo, poi in Abruzzo, dove nel 2021 avevano acquistato il casolare di Palmoli. Qui erano nati e cresciuti i loro tre figli: Utopia Rose che oggi ha nove anni, e i gemelli Galorian e Blubell, di sette.

La sospensione della responsabilità genitoriale

A novembre del 2024 il Tribunale per i minorenni dell’Aquila decide di sospendere la responsabilità genitoriale della coppia e dispone il collocamento dei tre bambini in una struttura protetta. La motivazione principale riguarda soprattutto le condizioni abitative, ritenute inadeguate per la crescita di tre minori. I bambini vengono così trasferiti in una casa-famiglia a Vasto dove, in un secondo momento viene ammessa anche la madre, che ottiene di poter risiedere in una parte separata della struttura e le viene permesso di trascorrere del tempo con i tre figli.

La vicenda si complica

Nei mesi successivi la vicenda si complica. La Corte d’Appello, a dicembre 2024, rigetta il ricorso presentato della difesa per il ricongiungimento familiare durante le festività natalizie. I bambini restano così nella struttura.

Viene predisposta una perizia psichiatrica per valutare lo stato psicologico sia dei genitori che dei minori, con il chiaro e dichiarato obiettivo di stabilire le condizioni per un eventuale rientro a casa. Il 5 marzo di quest’anno la madre viene allontanata, mentre la perizia psichiatrica è ancora in corso: il Tribunale per i minorenni emette una nuova ordinanza: Catherine Birmingham deve lasciare la casa-famiglia di Vasto. La decisione coglie di sorpresa gli avvocati della famiglia e scatena immediatamente reazioni politiche e non solo.

Secondo i documenti del tribunale, la madre viene descritta come spesso conflittuale nei confronti del personale educativo della struttura, con comportamenti che avrebbero generato disagio tra i bambini presenti. Il padre, Nathan, viene invece valutato in termini più favorevoli.

La premier Giorgia Meloni prende pubblicamente posizione, criticando la magistratura minorile e ribadendo che i figli non appartengono allo Stato. La stessa Garante solleva il tema della formazione degli assistenti sociali, spesso impegnati in situazioni delicate senza strumenti culturali adeguati e, in questo caso specifico, anche senza la necessaria competenza linguistica per interagire con una famiglia anglofona.

Il trasferimento

L’ordinanza prevedeva il trasferimento dei minori in una struttura nei pressi di Scerni, ma nelle ore successive emergono difficoltà concrete: tre case-famiglia contattate avrebbero rifiutato l’accoglienza. I bambini rimangono quindi per il momento a Vasto, in attesa che si trovi una soluzione. Intanto, anche il rapporto tra i due genitori appare segnato dalla tensione.

Nathan Trevallion si è spostato temporaneamente in un’abitazione in affitto nella zona, lasciando Catherine nel casolare di Palmoli. Ha espresso fiducia verso la struttura che ospita i figli e ha chiesto che cessino i presidi di protesta organizzati davanti alla casa-famiglia. Dalle ultime notizie emerge che il padre starebbe valutando di modificare la propria strategia legale, anche in modo indipendente da quella della moglie, pur rimanendo fermo l’obiettivo ultimo del ricongiungimento con i figli. La sorella di Catherine, Rachel Birmingham, e la madre della donna sono arrivate dall’Australia per stare vicino alla famiglia.

Nei giorni scorsi, in un’intervista televisiva, la zia dei bambini aveva già riferito delle sofferenze dei nipoti durante le telefonate con la madre: ore trascorse a supplicarla di tornare, richieste d’aiuto che nessun adulto può ascoltare senza provare sgomento. Le stesse parole che ora avrebbero spinto uno dei gemelli a una forma estrema di protesta: il rifiuto del cibo.

I bambini restano ancora nella casa-famiglia

La vicenda della famiglia di Palmoli resta aperta, sospesa tra una perizia psichiatrica non ancora conclusa, un sistema giudiziario che agisce in modo riservato per tutelare i minori e un dibattito pubblico che rischia di semplificare ciò che semplice non è per nulla.

Al centro di tutto, la preoccupazione principale resta per i tre bambini che chiedono di tornare a casa. E uno di loro, per farlo capire, ha smesso addirittura di mangiare.​​​​​​​​​​​​​​​​  


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