Così l’intelligenza artificiale spinge la farmaceutica
Un affare da 102 miliardi di euro (solo in Ue). I progetti e l'impegno di Big Pharma
Farmaceutica e intelligenza artificiale. A Davos non s’è parlato solo di Groenlandia, dazi e matrimoni a un passo dalla fine come quello tra gli Stati Uniti d’America e l’Europa. No. Era ovvio, naturalmente, che tutto il frastuono sui temi centralissimi della geopolitica internazionale monopolizzasse, nell’immediato, il dibattito. Per carità. Ma al World Economic Forum s’è parlato pure d’altro. E, se possibile, di cose che non sono meno importanti in chiave futura. Per esempio, s’è dibattuto attorno al futuro (digitale) della farmaceutica.
I numeri dell’intelligenza artificiale e il boost alla farmaceutica
Già, perché se c’è un campo in cui l’intelligenza artificiale è sicuramente in grado di proporre una svolta al limite dell’epocale è proprio nel settore della ricerca su farmaci e medicinali. Al punto che, stando ai numeri citati e snocciolati a Davos dai paperoni del bugiardino, la produttività delle aziende del settore potrebbe addirittura raddoppiare. Solo a livello europeo, infatti, si stima un impatto benefico tra i 56 e i 102 miliardi di euro. Roba, davvero, capace di fare epoca. Ma perché l’intelligenza artificiale può, davvero, cambiare le carte in tavola a dare un boost da primato a un comparto che resiste, nonostante tutto, tra le (poche) eccellenze (redditizie) che la vecchia Europa possa ancora vantare?
Roche e i test
Semplice, perché l’intelligenza artificiale consente di velocizzare i tempi e, valutando e analizzando i Big Data, riferire risposte ai quesiti in tempo (quasi) reale. Va da sé che si tratta di un’applicazione che sta già rivoluzionando il campo della diagnostica. Roche, per esempio, ha già lanciato, ad aprile 2025 e sul mercato americano, il test immunoistochimico Ventana Trop2 che consentirebbe, grazie all’utilizzo combinato di un algoritmo di patologia digitale, di verificare “con un livello di accuratezza diagnostica irraggiungibile con i metodi manuali tradizionali” la presenza di cancro ai polmoni e di determinare il trattamento a cui sottoporre i pazienti. Un test che, chiaramente, aveva già ottenuto l’ok dalla Food and Drug Administration americana. Qualche mese dopo, a ottobre, la stessa Roche ha ottenuto il marchio Ce dall’Unione europea. Questa volta per un test che, combinando l’utilizzo dell’Ai, riuscirebbe a diagnosticare l’eventuale insorgenza di malattie renali.
Astrazeneca e l’intesa coi cinesi per l’Ai agentic
Ma pure le altre firme di Big Pharma stanno investendo, e molto, sull’intelligenza artificiale. E non potrebbe essere altrimenti. Astrazeneca, per esempio, ha annunciato a novembre scorso una joint venture coi cinesi di Harbour Biomed. Per il tramite della healthtech partecipata Evinova, Astrazeneca punta a creare “un ecosistema aperto per la ricerca e sviluppo di farmaci guidata dall’Ai”. Il punto focale di questa alleanza è il progetto dell’Agentic Ai. In pratica, si tratta di rendere l’algoritmo sempre più autonomo, capace di restituire risposte ma pure di imparare e di perfezionarsi di volta in volta. Così si potrebbe puntare a un modello capace di unire le potenzialità dell’intelligenza artificiale alla concretezza del laboratorio. In modo da rivoluzionare la ricerca stessa: un ciclo continuo e integrato e non più una “teoria” al computer da dimostrare tra provette e becker.
I progetti di Pfizer
Il fatto che sia proprio l’intelligenza artificiale il futuro della farmaceutica sembra confermato (anche) dalle mosse di Pfizer. Il cui Ceo, Alberto Bourla, ha ribadito – intervenendo alla Jp Morgan Healthcare Conference 2026 – di voler integrare, ancora di più, l’uso dell’Ai nell’intero ciclo di produzione e ricerca farmaceutica. Tra i progetti Pfizer in Italia che coinvolgono l’utilizzo dell’algoritmo c’è la ricerca, dell’Università di Bolzano, per produrre un riconoscitore vocale capace di aiutare i disabili, limitarne gli handicap e aiutarli a vivere una vita piena, anche lavorativa.
Il monito di Marullo di Condojanni (Angelini Pharma)
E, a proposito di Italia, c’è da segnalare che, proprio a Davos, Sergio Marullo di Condojanni, da qualche tempo nuovo amministratore delegato di Angelini Pharma, ha fatto il punto della situazione: “L’industria farmaceutica vive un momento di profonda trasformazione: le opportunità offerte dall’AI sono già visibili nello sviluppo dei farmaci, rendendo i processi più rapidi ed efficienti. Angelini Pharma utilizza tecnologie digitali e AI per sviluppare soluzioni terapeutiche innovative, con un focus strategico sull’area della brain health”. Ma, per resistere a una competizione sempre più aggressiva e feroce, c’è bisogno che anche il pubblico faccia la sua parte. “Per sostenere il settore è necessario che l’Europa garantisca maggiore supporto all’innovazione e riconosca il ruolo trainante dell’industria farmaceutica per la crescita economica dell’area, con regole chiare e procedure semplificate che tutelino gli investimenti”, ha detto il Ceo di Angelini. Speriamo che, a Bruxelles, qualcuno lo ascolti.
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