Intervista a Pierluigi Battista (Pigi), giornalista e scrittore. Membro del comitato Sì Separa
In vista del referendum di marzo sulla giustizia, ho intervistato Pierluigi Battista (Pigi), giornalista e scrittore, membro del comitato Sì Separa. Al centro del dialogo, i nodi strutturali del sistema giudiziario italiano: l’equilibrio tra accusa e giudice, le garanzie per i cittadini e il senso di una riforma che punta a rafforzare l’imparzialità della giurisdizione.
Il referendum di marzo interviene su nodi strutturali del sistema giudiziario. Qual è, secondo lei, la correzione più necessaria che il Sì può introdurre, in termini di garanzie e di equilibrio tra accusa e giudice?
“Questa riforma mi piace perché interviene su un problema molto serio: la necessità di garantire un equilibrio reale tra chi accusa e chi giudica. La separazione tra i consigli superiori della magistratura per giudici e pubblici ministeri serve proprio a evitare interferenze di carriera e garantire l’imparzialità del giudice.”
Il caso giudiziario di Enzo Tortora ha mostrato come errori dell’accusa possano produrre danni irreparabili. In che misura quelle distorsioni sono ancora presenti nel sistema e come possono essere corrette?
“Il caso Tortora è stato uno scandalo che ha giustamente indignato l’opinione pubblica. È importante ricordare che i persecutori di Enzo Tortora hanno fatto brillanti carriere, mentre chi lo ha assolto è stato penalizzato professionalmente. Questo è un principio fondamentale da tenere a mente.
C’è chi sostiene che anche oggi ci siano giudici che assolvono persone portate a processo dai pubblici ministeri. È vero, ma è proprio per questo che serve una chiara separazione dei ruoli. Inoltre, prima di arrivare a processo, ci sono i GIP che dovrebbero già filtrare le attività dei pubblici ministeri; in teoria, non si dovrebbe nemmeno arrivare al dibattimento. Purtroppo, molto spesso i colleghi del GIP e del GUP esaminano superficialmente le carte, e il processo si svolge comunque.”
Una delle critiche riguarda l’uso dello strumento referendario su materie complesse come la giustizia. Perché, in questo caso, ritiene che sia uno strumento appropriato e non semplificatorio?
“Il referendum è uno strumento di democrazia diretta che consente al popolo di intervenire su temi fondamentali come la giustizia, quando il sistema appare bloccato o inadeguato. Lungi dall’essere semplicistico, il referendum qui rappresenta un modo per correggere squilibri e tutelare i diritti dei cittadini, garantendo un’azione politica diretta sulle regole del gioco giudiziario.”
Se dovesse prevalere il Sì, il cambiamento più rilevante sarà sul piano delle regole o su quello delle garanzie sostanziali per i cittadini?
“Il cambiamento più rilevante sarà certamente sul piano delle garanzie sostanziali. Non si tratta solo di modificare regole tecniche, ma di assicurare che la giustizia sia davvero imparziale, equilibrata, e che protegga i diritti di tutti. Garantire che il giudice non sia condizionato da logiche interne alla magistratura è una questione fondamentale per il cittadino.”
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