La Cgil non ha ancora disciolto l’enigma di Nanni Moretti: “mi si nota di più se vado o se non vengo” Alla firma del rinnovo del contratto dei medici, ieri all’Aran, l’assenza della Confederazione generale del Lavoro è passata un po’ in sordina. Almeno di fronte ai numeri. Il nuovo accordo nazionale di lavoro, sottoscritto pure da Fassid che, a novembre scorso, aveva seguito la Cgil sul fronte del “no”, prevede un aumento in busta paga per circa 491 euro lordi per tredici mensilità pari a un incremento medio del 7,3% delle risorse stanziate che assommano a 1,2 miliardi di euro. Un aumento che riguarderà 137mila dirigenti: 120mila dei quali medici e 17mila, suppergiù, non medici. Nell’intesa inoltre sono previsti, per i neoassunti, l’incremento del 55% della retribuzione di posizione per invogliare i giovani a intraprendere la carriera negli ospedali pubblici.
Contratto dei medici, solo la Cgil dice no
Ovviando, così, alla penuria di camici bianchi nelle strutture ospedaliere. Vengono inoltre incrementate le indennità di direzione di struttura complessa e quelle specifiche per i medici e veterinari. Interessanti, poi, le novità in materia di aggressione. I medici avranno diritto al patrocinio legale a spese dell’Asl di riferimento e potranno accedere al supporto psicologico. Contestualmente saranno attivate misure per rafforzare l’effettivo godimento delle ferie e verrà resa possibile la ricostituzione del rapporto di lavoro a cinque anni dalla cessazione. Ma tutte queste novità relative al contratto nazionale di lavoro per i medici, passando da Nanni Moretti a Francesco De Gregori, la Cgil, come Alice, non lo sa.