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Politica

Flotilla, ancora imbarcazioni intercettate da Israele

di Giuseppe Ariola -


Prosegue quello che sembra essere diventato a tutti gli effetti un vero e proprio braccio di ferro tra la Global Sumud Flotilla e Israele. Le missioni degli attivisti si susseguono e, puntualmente, le imbarcazioni vengono intercettate e arrembate dai militari di Israele in acque internazionali. Ieri è toccato anche ad alcune barche battenti bandiera italiana e diverse persone presenti a bordo sono state prelevate e condotte sulla terraferma. Le voci di protesta per quanto accaduto a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza non hanno tardato ad alzarsi ed hanno trovato spazio anche nei cortei che si sono svolti in diverse città italiane. Inutile dire come nel corso delle manifestazioni i principali bersagli siano stati la premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Oltre, ovviamente al primo ministro israeliano Netanyahu.

Le proteste contro il governo

E se le proteste contro il capo del governo di Tel Aviv per quelle che sono chiare violazioni del diritto internazionale appaiono comprensibili, lo sono meno quelle contro il governo italiano. La domanda resta infatti sempre la stessa. Oltre a condannare le azioni dei militari israeliani e a pretendere che i ai nostri connazionali fermati vengano garantiti i loro diritti prima di essere rimpatriati nel minor tempo possibile, cosa dovrebbero fare la presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e quello della Difesa? Davvero si immagina sia possibile che ognuna delle ormai numerose missioni della Flotilla che prevede la partecipazione di italiani venga scortata da fregate della nostra Marina militare? Questa idea è impraticabile.

Evitare escalation per le imbarcazioni intercettate da Israele

Al netto che sia vero o meno che gli abbordaggi delle imbarcazioni che prendono parte alla missione umanitaria – che ormai è diventata una sfida permanente al governo israeliano – siano vittime di atti di pirateria, come da più parti lì si definisce. E che si chieda ai singoli governi nazionali e all’Unione europea di intercedere per una rapida liberazione degli attivisti fermati è assolutamente giusto. Diversamente, pretendere di rischiare uno scontro a livello militare con le motovedette dello Stato di Israele non lo è. Anzi, sarebbe folle. Nonostante queste azioni in acque internazionali vadano al di là del diritto internazionale. Questo non significa difendere o avallare quello che oggettivamente suona come un abuso. Vuol dire, semplicemente, evitare di favorire un’ulteriore degenerazione della situazione che metterebbe in pericolo innanzitutto l’incolumità degli attivisti in mare. Ferma restando la condanna per gli abusi israeliani.


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