Una Commissione Ai per il Vaticano. Da un Leone all’altro, con in mezzo (anche) Francesco. Non l’ha scelto mica a caso, Prevost, il suo nome da Papa. Anzi. Come i suoi grandi predecessori, da Francesco (che all’economia ha dato molto spazio nel corso del suo pontificato) al cardinal Pecci che diede al mondo l’enciclica Rerum Novarum e alla Chiesa un magistero nuovo (per l’epoca) e ancora attuale (anche per noi), così Leone XIV ha deciso di andare fino in fondo. E ha dato il via libera all’istituzione di una Commissione interdicasteriale vaticana che abbia ad oggetto lo studio dell’intelligenza artificiale.
Perché il Vaticano mette su una Commissione sull’Ai
La proposta era stata presentata dal cardinal Michael Czerny, gesuita. L’obiettivo della Commissione sarà quello di studiare il fenomeno e, soprattutto, tutte le ricadute che avrà sulla “dignità di ogni essere umano”. È chiaro che, tra i primi compiti che ci si proporrà vi sarà quello di valutare quale sarà l’impatto dell’Ai sul mondo del lavoro. Non è mica un caso se i lavori avverranno in seno al Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Che, per la Chiesa, avviene (anche) attraverso il lavoro. L’impatto che l’Ai potrebbe avere su questo tema è, potenzialmente, epocale. Ed è per questo, dunque, che la Chiesa ha deciso di continuare a lavorare e a studiare il fenomeno per dire la sua, indicando al mondo la via che il Vaticano intende intraprendere di fronte all’Ai stessa. Intanto, a Capri, aziende e istituzioni si sono incontrati per fare il punto della situazione sull’innovazione.
Tutti i nodi (sociali e non) dell’intelligenza artificiale
Con un focus, chiaramente, dedicato proprio all’intelligenza artificiale. Nessuno ha intenzione di non utilizzare né di mettersi in un rapporto conflittuale con una tecnologia che, di per sé, è neutra. Il problema sorge, chiaramente, quando le macchine finiscono per sovrastare l’uomo e le sue capacità ed esigenze. Il presidente Inps Giovanni Fava, difatti, ha sottolineato che gli algoritmi vengono usati per compiere “azioni ripetitive”. Il sottosegretario all’Informazione e all’editoria, Alberto Barachini, ha insistito: “Bisogna fare sì che l’intelligenza artificiale sia uno strumento ma resti la responsabilità editoriale e il lavoro umano, la verifica delle fonti e dell’affidabilità delle informazioni. Questo serve anche a ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini”. Insomma, c’è tanto lavoro da fare. Per trovare un equilibrio. Per riportare la tecnologia a disposizione dell’uomo e non mutare questo scenario. Ed è questo l’obiettivo, primario, della commissione Ai del Vaticano voluta da Papa Leone. E chissà, magari ci dobbiamo attendere una nuova edizione di Rerum novarum. Intanto, però, è stata annunciata già la prima enciclica. Si chiamerà Humanitas Magnifica. E sarà pubblicata il 25 maggio prossimo.