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Cultura & Spettacolo

Uccidere un dio: Cyber crimine e fragilità umana nel nuovo libro di Francesca Collarile

di Angela Arena -


Le persone possono cambiare e migliorare: se c’è qualcosa che non vi sta bene o di cui siete insoddisfatti cercate di cambiare perché potete farlo” è questo il messaggio che Francesca Collarile, giovanissima scrittrice sannita, vuole lanciare attraverso il suo nuovo libro presentato lo scorso mercoledì 20 maggio presso lo Spazio museale dell’iconico stabilimento Strega Alberti di Benevento.

Mi affascina molto l’idea della vittoria e del potere, ma non mi ossessiona, diversamente da quanto succede al personaggio principale del mio libro” ha dichiarato l’autrice a margine dell’incontro.

L’opera, infatti, che reca l’emblematico titolo “Uccidere un Dio”, rappresenta un formidabile intreccio tra cyber crimine e la fragilità dei suoi protagonisti come Gregor, un hacker ossessionato dal potere che, non soltanto vive nel nostro mondo, ma lo governa, sentendosi un dio in terra grazie alle sue abilità informatiche “I personaggi che ho creato” afferma Collarile “hanno un aspetto psicologico molto accentuato e persino loro cambiano in meglio quando la vita offre determinate occasioni”.

Ed invero, sebbene la trama principale si svolga nel contesto del cyber spazio, questo libro tocca fattori umani molto importanti e particolarmente delicati come la gestione del fine vita ed il suicidio assistito, invitando il lettore ad una riflessione profonda sulla nostra epoca “Oggi viviamo in un tempo in cui il potere non si esercita più con i mezzi tradizionali, non esistono più solo gli eserciti o un confine nazionale che bisogna vigilare, oggi ci sono rischi che travalicano questi confini nazionali, viaggiano in rete sostanzialmente, questo è un tempo in cui il potere lo si può ottenere dai dati, chi ha i dati ha la possibilità di manipolare l’informazione e c’è poi anche chi ha la capacità di sfruttare quei sistemi informatici che controllano le nostre infrastrutture, siamo pervasi dalle tecnologie informatiche”, così il professore Antonio Incoronato, dialogando con la scrittrice.

Nell’intervista, rilasciata ai microfoni de l’Identità, l’autrice confessa di aver preso spunto dalla realtà “Mi ha ispirato la vicenda di quel ragazzo italiano che è riuscito ad hackerare i sistemi di sicurezza americani”, tuttavia, prosegue l’autrice ”I miei personaggi nascono per caso, una volta mi è capitato di scrivere una storia di getto sulla tovaglietta di un bar mentre prendevo un caffè, i personaggi nascono come figli, sono il frutto della nostra mente, osserviamo la realtà e ci viene in mente qualcosa non c’è uno schema specifico è un po’ come innamorarsi”.


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