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Giustizia e cybersicurezza, Nicastri (AIDR): serve governance pubblica dei dati, non allarmismo

di Frida Gobbi -


Presidente Nicastri, esiste davvero un rischio di spionaggio informatico ai danni dei magistrati?

«Il rischio zero non esiste in ambito informatico, ma è sbagliato parlare in modo indistinto di magistrati “spiati”. I sistemi istituzionali della giustizia rientrano nelle infrastrutture critiche dello Stato e sono progettati per essere altamente resilienti. È fondamentale distinguere questi sistemi dai dispositivi personali, che non godono delle stesse tutele».

Il caso del software ECM ha però sollevato molte preoccupazioni

«Il problema non è il singolo software, ma la governance dei servizi ICT. Negli ultimi anni l’esternalizzazione ha aumentato costi e dipendenza tecnologica, senza un adeguato rafforzamento delle competenze interne. Quando i servizi sono affidati all’esterno, la sicurezza diventa anche una questione di responsabilità e controllo dei dati».

Il quadro normativo è sufficiente?

«Esiste ed è stato rafforzato: Linee guida AgID, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, direttiva europea NIS2. Ma nessuna norma può compensare una governance debole. La sicurezza non si delega interamente».

Perché la Fondazione AIDR ha lanciato il tour sulla riforma della giustizia?

«Perché il momento decisivo arriva dopo le riforme, con gli atti attuativi. È lì che si decide se la giustizia digitale funzionerà davvero o resterà un’operazione formale».

Cosa chiede AIDR su questa fase post-riforma?

«Un confronto serio e operativo che coinvolga istituzioni, magistrati, professionisti e tecnologi. Le riforme vanno costruite anche dal basso, con chi conosce i processi reali».

Qual è il ruolo della tecnologia nel ridurre tempi e costi della giustizia?

«Può essere decisivo, ma solo se accompagnato da una revisione dei processi e da investimenti nelle competenze pubbliche. Digitalizzare inefficienze non le elimina».

Un messaggio finale ai cittadini

«La tecnologia è un’opportunità, non una minaccia. Ma va governata con responsabilità, trasparenza e controllo pubblico dei dati. Solo così la giustizia potrà essere davvero più veloce e più giusta».


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