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Politica

Sicurezza, resa dei conti: dall’appello all’unità allo scontro politico

di Eleonora Ciaffoloni -


In giornata l’intervento di Piantedosi in Senato con le comunicazioni sugli scontri di Torino e il nuovo pacchetto sicurezza

“Siamo ormai di fronte a episodi di violenza organizzata contro lo Stato, contro le forze dell’ordine. Rispetto ai quali non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità, ma solo una ferma condanna. Tutti devono prendere atto che non ci troviamo in presenza di una vera e propria, sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico”. Le parole del ministro Matteo Piantedosi in Aula, ieri, non sono state soltanto la risposta del Viminale agli scontri di Torino e al corteo diventato una “resa dei conti con lo Stato democratico”.

Sono il segnale politico che porta la sicurezza nella partita parlamentare, mettendo nero su bianco ciò che il governo pensa da tempo: la violenza non è un incidente di percorso. Servono interventi rapidi e fermi come il nuovo pacchetto di norme che abbraccia la sicurezza degli agenti (scudo per le forze dell’ordine) e lo stop alle violenze di piazza, con gli strumenti della cauzione e del fermo preventivo. È su questo sfondo che, nei giorni scorsi, Giorgia Meloni ha deciso di rilanciare l’invito all’unità istituzionale, un appello alle opposizioni che nasce dalla necessità di una risposta comune a immagini che hanno colpito il Paese.

Per questo la premier ha dato mandato ai capigruppo di maggioranza di lavorare a un documento unitario da sottoporre al voto del Parlamento, un testo che nelle intenzioni di Palazzo Chigi dovrebbe sancire una condanna netta delle violenze e rafforzare il sostegno alle forze dell’ordine. Un’operazione tutt’altro che semplice. Ma Meloni ha colto l’assist: se davvero la condanna è senza ambiguità, allora deve tradursi in un atto parlamentare condiviso.

Sicurezza, dall’appello alla sfida

Ed è qui che l’appello si trasforma in sfida. Le opposizioni, pur condannando formalmente gli scontri e esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine, hanno mostrato ancora tutte le loro diffidenze sul terreno della sicurezza. La condanna non è stata mai completamente “secca”: è stata accompagnata da distinguo, da letture che hanno spostato l’attenzione dalle violenze all’agenda del governo, fino ad arrivare all’idea che i responsabili dei disordini avrebbero finito per “fare un favore” alla maggioranza, offrendo un assist alle politiche repressive. Un cortocircuito politico che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha denunciato apertamente, parlando alla Camera del “vero volto degli antagonisti” e criticando duramente chi, anche attraverso riflessioni sociologiche o coperture politiche, finisce per offrire “complicità e copertura” a gruppi organizzati dediti alla violenza.

Nel tentativo di trovare una sintesi istituzionale, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha provato una mediazione, coinvolgendo tutti i capigruppo sulle modalità dell’intervento di Piantedosi in Aula. Ma il tentativo è fallito: nessun documento condiviso. Per questo oggi, in Aula al Senato, il ministro dell’Interno è atteso per le comunicazioni – con voto – sugli incidenti di Torino. Lo stesso presidente del Senato ha ammesso la delusione per il mancato accordo, spiegando di aver tentato fino all’ultimo di costruire un testo fondato esclusivamente su principi generali: solidarietà alle forze dell’ordine, rafforzamento degli strumenti normativi ed economici, senza alcuna anticipazione sui contenuti del decreto sicurezza. Ma neppure su questo terreno minimo si è trovata la “quadra”. La conferma della mancata intesa arriva dalle parole dei capigruppo di opposizione, che non escludono la presentazione di una risoluzione unitaria delle sole opposizioni alle comunicazioni di Piantedosi.

Oggi il voto in Aula

Una scelta che, al netto delle formule, rende evidente quanto sia stretto lo spazio per un testo realmente condiviso. Ma anche, forse, per evitare che l’appello all’unità si traduca in un passaggio vincolante in Aula. L’unità invocata dalla presidente del Consiglio resta al momento sul piano delle dichiarazioni. Oggi, con le comunicazioni del ministro dell’Interno, il confronto entrerà nel vivo. Ma più che l’occasione per una risposta comune, l’Aula rischia di diventare luogo di cristallizzazione di uno scontro politico che da Torino arriva dritto al cuore della legislatura.


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