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Politica

Giustizia per Bologna: la responsabilità degli scontri è politica

di Giuseppe Ariola -


Il sindaco Matteo Lepore ha una grave responsabilità sia politica che morale per gli scontri che si sono verificati l’altra sera a Bologna. Non a caso è finito al centro di una vera e propria bufera. Indire una manifestazione di piazza con l’obiettivo di chiedere “giustizia” per la tragica morte di Abderrahim Fakir – concetto più volte ribadito da Lepore, prima e dopo le violenze – è stata infatti la miccia dalla quale è poi scoppiato tutto quanto accaduto.

Il corteo e poi gli scontri a Bologna

Il nodo, infatti, risiede proprio nella motivazione per la quale il primo cittadino di Bologna ha inteso convocare il corteo. Non in ricordo di Fakir. Neanche per chiedere che emerga la verità su quanto accaduto e che è al centro di un’indagine della magistratura. Ma per rendergli giustizia. Per logica, il presupposto non può che essere quello di ritenere che il cittadino marocchino abbia subito un’ingiustizia. Ovvero, che sia rimasto vittima della Polizia.

E con queste premesse non si può non immaginare che richiamare la folla in piazza significhi aizzarla contro gli agenti, contro lo Stato. Anche se, strumentalmente, l’obiettivo è semplicemente il governo. E dissociarsi da quanto accaduto, dopo averlo provocato cavalcando il malumore di certe frange di facinorosi che non aspettano altro che scendere in strada per creare caos e scagliarsi contro le forze dell’ordine, è forse addirittura peggio. Equivale a nascondere la mano dopo aver gettato il sasso.

E dopo aver conquistato un po’ di quel consenso che in chiave elettorale non guasta mai. Perché quanti sono convocati in piazza per rivendicare giustizia e, anche se erroneamente, si sentono legittimati a distruggere tutto ciò che incontrano sul proprio cammino non possono che essere grati a chi gli ha creato il contesto opportuno.

L’errore della politica

Ecco perché la politica dovrebbe discostarsi una volta di più da certi estremisti ben riconoscibili e identificabili per gli ambienti ai quali appartengono invece di radunarli in piazza. Ma anche loro votano e c’è chi da sempre incrementa il proprio bagaglio elettorale sfruttando frange eversive che approfittano di ogni alibi che viene loro fornito per dare sfogo ai propri istinti più infimi. Però, da chi amministra una città come Bologna ci si aspetterebbe qualcosa in più del tentativo di cavalcare un preconcetto sentimento verso le forze dell’ordine. Perché c’è anche questa tra le responsabilità di Lepore.

Chiedere giustizia per una persona morta mentre veniva arrestata dalla Polizia equivale infatti a sostenere che gli agenti coinvolti siano colpevoli. Prima ancora che l’indagine faccia il suo corso e che la magistratura accerti le effettive responsabilità. Cosa che avverrà, perché è doveroso che su una simile tragedia venga fatta piena luce. Infatti, fatalità o meno, siamo tutti d’accordo: di certo Abderrahim Fakir non doveva morire. Ed è giusto ricordarlo.

Allo stesso modo, bisognerà accertare le colpe di chi, a qualsiasi titolo, ha fatto sì che Bologna venisse messa a ferro e fuoco. Perché, oltre agli agenti rimasti feriti, la città stessa – e su questo non c’è nessun dubbio – è stata vittima di un attacco violento e prepotente che, grazie a qualche cattivo consigliere, ha tenuto gli abitanti del centro ostaggio per ore. Quindi, adesso, giustizia per Bologna.


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