Giustizia, Pino Bicchielli: “Il Sì una scelta coerente conla tradizione garantista di FI”
Il Sì al referendum sulla giustizia è “una scelta coerente con la tradizione liberale e garantista di FI”, dice il deputato Pino Bicchielli, che ha aderito al comitato Nazionale cittadini per il sì della sezione di Salerno.
Onorevole, perché questo referendum rappresenta un passaggio politico rilevante?
“Perché tocca un principio che sta alla base della cultura liberale: la centralità della persona di fronte allo Stato. La giustizia non è un terreno di scontro tra poteri, ma il luogo in cui si misura la qualità della nostra democrazia. La distinzione tra chi accusa e chi giudica non è una questione corporativa, è una scelta di civiltà giuridica. Significa rendere più chiaro il perimetro delle funzioni e garantire che il giudizio sia realmente indipendente da ogni logica di appartenenza ordinamentale. È un tema discusso da anni che oggi può trovare una risposta coerente con il modello accusatorio del nostro ordinamento”.
In che senso questa riforma è coerente con la storia di Forza Italia?
“Forza Italia nasce con una forte sensibilità garantista. Non si tratta di difendere privilegi, ma diritti. La presunzione di innocenza, il giusto processo, la terzietà del giudice sono pilastri dello Stato di diritto. In questi anni abbiamo sostenuto che la modernizzazione del sistema giudiziario fosse una condizione per rafforzare la fiducia dei cittadini. Questo referendum va in quella direzione: non indebolisce la magistratura, ma ne rende più chiaro il ruolo all’interno dell’ordinamento. È una battaglia culturale prima ancora che normativa, perché riguarda il rapporto tra cittadino e autorità pubblica”.
Qual è l’impatto concreto per un cittadino che affronta un processo?
“L’impatto è molto semplice: chi viene giudicato deve avere la certezza che il magistrato che decide sulla sua responsabilità non appartenga allo stesso percorso professionale di chi lo accusa. Con la separazione delle carriere si rende più netta la distinzione tra chi sostiene l’accusa e chi è chiamato a decidere. Questo non indebolisce la lotta alla criminalità e non modifica l’obbligo di perseguire i reati. Rafforza però la percezione e la sostanza dell’imparzialità del giudice. E l’imparzialità non è un privilegio: è una garanzia che tutela ogni cittadino, perché davanti alla giustizia tutti devono sentirsi giudicati da un arbitro realmente terzo. La fiducia nasce dalla chiarezza dei ruoli”.
Alcuni temono però che si apra un conflitto istituzionale.
“Io credo l’opposto. Le democrazie mature si consolidano quando definiscono con chiarezza ruoli e responsabilità. L’autonomia della magistratura resta un principio intangibile. La riforma interviene sull’organizzazione delle funzioni, non sull’indipendenza. Separare significa responsabilizzare, non contrapporre. È una scelta che mira a rafforzare l’assetto costituzionale, non a destabilizzarlo. Chiarezza non significa contrapposizione, ma equilibrio più solido”.
Si può leggere questo referendum anche come un segnale politico?
“Certamente. È il segnale che il Parlamento e i cittadini vogliono una giustizia più prevedibile, più trasparente, più aderente ai principi del processo accusatorio. In Europa la distinzione tra chi esercita l’azione penale e chi giudica è un elemento consolidato. Adeguare il nostro sistema a standard più lineari significa rafforzare la credibilità internazionale del Paese, anche sotto il profilo economico e degli investimenti. Una giustizia percepita come equilibrata è un fattore di stabilità”.
Cosa risponde a chi sostiene che non sia una priorità per gli italiani?
“La giustizia è sempre una priorità, anche quando non occupa le prime pagine. Incide sulla vita delle famiglie, delle imprese, delle comunità locali. Una giustizia più chiara e più rapida favorisce lo sviluppo e riduce le incertezze. Non è un tema per addetti ai lavori, riguarda tutti i cittadini”.
Qual è il senso del Sì?
“Il Sì è una scelta di responsabilità. È la decisione di rafforzare la neutralità del giudice e di rendere più coerente il nostro sistema con i principi liberali su cui si fonda la Repubblica. Non è un voto contro qualcuno, ma per una giustizia più giusta, più ordinata e più equilibrata. In un tempo in cui la fiducia nelle istituzioni va ricostruita ogni giorno, questo referendum rappresenta un passo concreto verso uno Stato più autorevole proprio perché più giusto”.
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