Google Maps & co: disegnano le città ma nessuno li ha votati
Una ricerca condotta dall'Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Cnr ha modellato per la prima volta il feedback loop urbano, il ciclo di influenza reciproca tra comportamento umano e algoritmi
Google Maps & co: tutte le piattaforme digitali (anche Trip Advisor, Yelp, The Fork) non sono più strumenti neutrali per orientarsi nelle città. Oggi agiscono come architetti invisibili della città, influenzando dove andiamo e, in ultima analisi, quali luoghi possono crescere o restano marginali. Nessuno li ha votati, eppure questi motori web di suggerimento urbano stanno assumendo una funzione urbanistica, ridisegnando la vita delle nostre strade e piazze.
Google Maps & co
Ogni giorno migliaia di persone aprono un’app per trovare un ristorante, un parco o un evento, seguendo i consigli dei custodi digitali dei flussi urbani. Per ciascuno, le indicazioni promettono efficienza e scoperta. Per la città, un risultato più complesso.
Mentre singoli cittadini possono esplorare luoghi nuovi, le visite collettive si concentrano sempre più su pochi punti già popolari, creando una polarizzazione degli spazi urbani.
Una ricerca
Una ricerca condotta dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione del Cnr ha modellato per la prima volta il feedback loop urbano, il ciclo di influenza reciproca tra comportamento umano e algoritmi urbani. Non solo per misurare ’accuratezza di un software ma per capire che tipo di città produce nel medio e lungo periodo.
Secondo la simulazione, i luoghi suggeriti più frequentemente dai motori di suggerimento urbano ricevono un aumento sproporzionato di visitatori, le aree ignorate rimangono marginali. Il risultato, una città più diseguale, dove pochi luoghi diventano centrali e molti quartieri restano invisibili.
Gli attori urbani algoritmici premiano quanto già popolare, creando un ciclo virtuoso per pochi e uno vizioso per molti altri.
Nessuno li ha votati, ma cambiano le città
La città diventa una piramide appuntita, con pochi hub concentrati in cima e un vasto territorio marginale. Prima, le città si trasformavano per decisioni pubbliche: Prg e investimenti. Oggi, una parte significativa della trasformazione avviene per scelte private guidate da algoritmi che nessuno controlla democraticamente.
Nessuno ha votato per decidere quali piazze diventassero visibili, eppure accade ogni giorno.
Un impatto irrefrenato
Un impatto che supera turismo e commercio. Ma il futuro delle città non può essere lasciato solo agli algoritmi.
Serve una riflessione pubblica, per considerare equità spaziale, accessibilità e sostenibilità sociale. Comprendere il ruolo di questi custodi digitali e architetti invisibili, il primo passo per una convivenza più equa tra cittadini e algoritmi.
Torna alle notizie in home