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Cyber e dati: l’allarme dell’intelligence rafforza l’appello Aidr per una regia unica sul digitale

di Federico Tassinari -


La tecnologia è diventata il vero acceleratore dei processi economici, sociali e politici. Ma proprio per questo rappresenta anche una potenziale vulnerabilità strategica. È questo uno dei messaggi più chiari che emergono dalla recente relazione annuale dell’intelligence sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata alla Camera dei deputati dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano. Nel documento si evidenzia come il contesto internazionale stia evolvendo rapidamente anche sul piano digitale: cyberattacchi, disinformazione e operazioni ibride sono ormai strumenti centrali nei nuovi scenari di conflitto. Non a caso la relazione sottolinea che la tecnologia rappresenta un “acceleratore dei processi, ma anche una vulnerabilità”, soprattutto quando infrastrutture digitali e sistemi informativi diventano bersagli strategici.

L’appello Aidr sulla governance della trasformazione digitale

Il punto non riguarda soltanto la sicurezza militare o geopolitica. Tocca direttamente la capacità di uno Stato di governare la propria trasformazione digitale. E proprio su questo tema, pochi giorni prima della presentazione della relazione dei servizi, era intervenuto il presidente della Fondazione AIDR, Mauro Nicastri, con un appello pubblico al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Secondo Nicastri, infatti, il problema italiano non è tanto tecnologico quanto organizzativo: la digitalizzazione del Paese è oggi frammentata tra ministeri, agenzie e società partecipate, con una molteplicità di centri decisionali che rischia di rallentare strategie e investimenti. Da qui la proposta: ricondurre l’intera governance della trasformazione digitale sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso un unico ente strumentale dotato di autonomia operativa e visione industriale.

Sovranità tecnologica e strategia nazionale

Un modello capace di coordinare infrastrutture, piattaforme, cybersecurity e gestione strategica dei dati pubblici. Il tema, alla luce della relazione dell’intelligence, assume oggi una dimensione ancora più evidente. Se la tecnologia è al tempo stesso motore di sviluppo e possibile vulnerabilità, la questione della governance non può essere secondaria. Senza una regia unica sulla gestione dei dati e delle infrastrutture digitali, diventa difficile parlare di sovranità tecnologica.

La sfida non riguarda solo la sicurezza, ma anche la competitività del Paese. La trasformazione digitale non può più essere una somma di interventi settoriali: deve diventare una strategia nazionale.
Ed è proprio su questo terreno che si gioca una partita decisiva per il futuro dell’Italia. Perché nel mondo delle guerre ibride e delle economie digitali, governare la tecnologia significa governare il potere.

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