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Spie per la Cina tra i laburisti: lo scandalo che fa tremare Starmer

Il ritratto dei tre laburisti sospettati di lavorare per Pechino

di Angelo Vitale -

Il primo ministro britannico Keir Starmer


Scandalo nel Regno Unito per un caso di spie legato alla Cina che scuote Westminster e l’ambiente politico dei laburisti. La polizia antiterrorismo britannica ha arrestato tre uomini sospettati di collaborare con l’intelligence cinese, tra cui David Taylor, marito della deputata laburista Joani Reid. L’indagine riguarda presunte attività di supporto a una potenza straniera. Un reato previsto dal National Security Act, la legge britannica introdotta negli ultimi anni proprio per contrastare infiltrazioni di Stati esteri nella politica del Paese.

Cosa è accaduto: arresti, perquisizioni e l’indagine per spionaggio

L’operazione è stata condotta dall’unità antiterrorismo della polizia metropolitana di Londra dopo mesi di indagini.

David Taylor, 39 anni, è il marito di Joani Reid, deputata laburista per il collegio di East Kilbride e Strathaven. Taylor è un lobbista e direttore di una società di pr e consulenza, la Earthcott Limited. Inoltre, lavorava come responsabile dei programmi presso Asia House, un think tank londinese focalizzato sulle relazioni economiche tra Asia, Europa e Medio Oriente.

Gli altri due arrestati: un 68enne, Steve Jones, ex consigliere speciale del governo gallese e un 43enne, Matthew Aplin, ex addetto stampa del Labour. Entrambi arrestati in Galles. Tutti e tre sono stati rilasciati su cauzione.

La polizia ha eseguito perquisizioni in almeno sei luoghi, tra abitazioni private, uffici e locali collegati agli indagati.

Durante i blitz gli investigatori hanno sequestrato computer, telefoni cellulari, supporti digitali e documenti, materiale che ora viene analizzato per ricostruire eventuali contatti con soggetti collegati alla Cina.

Le indagini

Gli investigatori sospettano che il gruppo abbia raccolto o trasmesso informazioni sensibili e fornito supporto logistico o informativo a una rete di intelligence straniera. Il reato contestato riguarda l’assistenza a una potenza estera in attività che possano danneggiare la sicurezza nazionale britannica.

L’inchiesta rientra nel quadro della nuova normativa sulla sicurezza nazionale introdotta nel Regno Unito per contrastare interferenze politiche e operazioni clandestine di Stati stranieri, in particolare Russia e Cina.

La posizione del governo e l’impatto politico su Starmer

Il caso ha inevitabilmente toccato anche il governo guidato dal primo ministro Keir Starmer, perché coinvolge indirettamente l’entourage di una deputata laburista.

La parlamentare Joani Reid ha annunciato la sospensione volontaria dal gruppo parlamentare mentre le indagini sono in corso, dichiarando di non essere coinvolta nelle attività contestate.

E il governo ha ribadito che qualsiasi interferenza straniera nella politica britannica sarà perseguita con la massima severità.

La strategia cinese nel Regno Unito: perché Londra è un obiettivo

Il caso si inserisce in un quadro più ampio di attività di intelligence attribuite alla Cina in Europa e nel Regno Unito.

Per Pechino, Londra rappresenta un obiettivo strategico. Centro finanziario globale, la City è uno dei principali hub finanziari mondiali, dove transitano capitali, investimenti e informazioni economiche cruciali.

C’è poi uno snodo politico. Il Regno Unito è membro della Nato e partner chiave degli Stati Uniti. Informazioni su politica estera e difesa sono considerate di alto valore strategico.

Terzo focus di interesse, la tecnologia e la ricerca. Università e centri di ricerca britannici lavorano su settori sensibili come intelligenza artificiale, telecomunicazioni e sicurezza informatica.

I precedenti: l’allarme sulle reti di spionaggio cinesi

Negli ultimi anni i servizi di sicurezza britannici hanno lanciato più volte l’allarme su attività di intelligence attribuite a Pechino.

Tra i casi più rilevanti, presunti attacchi informatici contro telefoni di collaboratori di diversi primi ministri britannici. Poi, indagini su attività di lobbying e finanziamenti politici legati a soggetti vicini alla Cina. Infine, sospetti su reti di raccolta di informazioni nei settori accademici e tecnologici.

I servizi di sicurezza britannici ritengono che la Cina utilizzi una strategia di intelligence ampia, che combina cyber-spionaggio, contatti accademici, relazioni economiche e infiltrazioni politiche indirette.

Un caso che riaccende l’allarme sicurezza

L’indagine ancora nelle fasi iniziali potrebbe durare mesi, ma il caso conferma la crescente preoccupazione in Europa per le operazioni di intelligence di potenze straniere nei sistemi democratici occidentali. Il Regno Unito, con il suo peso finanziario e politico, resta uno dei principali obiettivi di queste attività.


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