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Sport

L’Italia tra eventi sportivi globali e la sfida della pratica quotidiana

di Laura Tecce -


Un Paese sempre più centrale nella geografia globale dei grandi eventi, ma ancora alla ricerca di una piena continuità nella pratica sportiva quotidiana: l’Italia vive oggi una condizione che, a prima vista, può sembrare un paradosso, ma che in realtà descrive con precisione l’evoluzione del suo sistema sportivo. Negli ultimi anni lo sport italiano è diventato una piattaforma internazionale stabile: dagli Internazionali di tennis di Roma alle grandi classiche ciclistiche, fino ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 e alla conquista dell’America’s Cup con la scelta di Napoli come sede dell’edizione 2027, il Paese ha consolidato il suo ruolo di protagonista dello sport globale, con ricadute evidenti in termini di immagine e impatto economico.

Un sistema disomogeneo: la distanza tra evento e abitudine

Accanto a questa dimensione esiste però un livello meno visibile ma decisivo: quello della pratica sportiva diffusa. Non è un sistema debole, ma disomogeneo. In alcune aree funziona come motore sociale ed educativo, in altre fatica a trovare infrastrutture adeguate e continuità. Il risultato non è una frattura netta, è una distanza ancora non colmata tra lo sport come evento e lo sport come abitudine. In questo contesto il ruolo dei grandi campioni è centrale: l’Italia sportiva contemporanea vive anche grazie a figure capaci di generare attenzione globale e partecipazione emotiva, come Jannik Sinner. Il suo percorso al Roland Garros rappresenta bene questa dinamica: non una crisi né un crollo, ma la fisiologia dello sport d’élite, dove anche i migliori possono incorrere in battute d’arresto.

Sinner e il modello italiano: eccellenza in cima, struttura da costruire

La reazione collettiva ai suoi risultati mostra un Paese che vive lo sport attraverso picchi emotivi, tra esaltazione e amplificazione della sconfitta, anche quando si tratta di normali oscillazioni competitive. E proprio qui emerge un tratto del modello italiano: una forte capacità di concentrarsi sulle punte di eccellenza e una minore continuità nel trasformare quell’energia in struttura stabile. Negli ultimi anni però qualcosa si muove anche sul piano delle politiche pubbliche, con un’attenzione crescente a non limitarsi ai grandi eventi ma a rafforzare lo sport di base come infrastruttura sociale. I due livelli devono coesistere e alimentarsi a vicenda, perché i grandi eventi e i grandi campioni restano acceleratori straordinari, capaci di ispirare nuove generazioni.

America’s Cup a Napoli e Milano-Cortina: lo sport italiano come legacy

L’America’s Cup a Napoli va letta in questa chiave: non solo evento globale, ma occasione per consolidare una vocazione internazionale del Paese. Allo stesso modo i Giochi di Milano-Cortina hanno mostrato come lo sport possa lasciare una legacy concreta in termini di infrastrutture e investimenti. La vera sfida è rendere questo effetto duraturo, trasformandolo in accessibilità, impianti, scuola e cultura sportiva diffusa. Un Paese che ha imparato a ospitare lo sport ai massimi livelli e a produrre campioni capaci di accendere l’immaginario globale deve ora compiere il passo decisivo: rendere lo sport una presenza stabile nella vita quotidiana.

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