Guccini è di tutti: «Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali»…
Francesco Guccini è morto, viva Francesco Guccini. Ci spiace però constatare a poche ore dalla scomparsa del grande cantautore e intellettuale, come certa parte politica (eppure lui per primo ha sempre detto di non essere comunista) abbia deciso di impugnare vita e gesta del poeta fra la via Emilia e il West contro la maggioranza di governo. Guccini appartiene alla coscienza civile del Paese, non a una fazione. Chi ascolta davvero Cirano (la sua canzone che più amiamo) lo capisce subito. La sua lama colpisce tutti: «Voi preti che vendete a tutti un’altra vita… Guardatevi nel cuore, l’avete già tradito».
Ma un attimo dopo non risparmia «voi materialisti, col vostro chiodo fisso che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso». È un atto d’accusa contro ogni dogma, religioso o ideologico, contro i perbenisti, i conformisti, gli opportunisti, contro chi sostituisce la coscienza critica con il qualunquismo. E quando canta «Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco… Io non perdono, non perdono e tocco», rivendica il diritto di restare libero, irriducibile, scomodo. Ecco perché Guccini (ora che non può più replicare) non può essere sequestrato da nessuno: le sue canzoni sono un inno alla libertà di pensiero. Quella da cui discendono tutte le altre libertà. A chi rinfaccia a una giovane Meloni di aver osato citare i versi del Maestrone in un suo discorso politico, gli rispondiamo per le rime: «Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali… Tornate a casa nani, levatevi davanti».
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