Sì alle preferenze. Alla faccia del campo largo, anzi sparpagliato
Sì alle preferenze (con alternanza di genere): il centrodestra trova la quadra e va compatto al voto in Senato. Un’ottima notizia. Per gli italiani, che potranno scrivere sulla scheda elettorale nome e cognome di chi vogliono li rappresenti in Parlamento. E per chi, come noi, ritiene che un buon dispositivo di voto debba garantire governabilità e stabilità. Voi direte, “ma che c’entrano le preferenze?”.
C’entrano, perché il fatto che i partiti di centrodestra, dopo l’incidente alla Camera – chiamiamolo così – abbiano raggiunto una sintesi lascia ben sperare che arriveranno “come un sol uomo” alle prossime elezioni e che quindi potranno chiedere il bis del governo in virtù di un progetto comune, solido e consolidato.
Tutto il contrario insomma dello sventurato campo largo, ormai sparpagliato, dove tutti litigano con tutti e dove proprio non è di casa un programma (comune) di governo. Un chiaro sintomo di un male conclamato: le opposizioni si oppongono pure tra di loro. E se pure arriveranno unite a chiedere il voto, si spaccheranno il giorno dopo le elezioni. Non è un pronostico, è scienza (politica) esatta.
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