L’intesa sulle preferenze agita le parlamentari di maggioranza e opposizione
Camera e Senato sono ufficialmente in ferie. La ripresa dei lavori d’aula è fissata per il 9 settembre con un calendario già bello fitto. L’attenzione, al momento, è però tutta concentrata sul Senato dove dopo la pausa estiva si riaprirà uno dei dossier che si è rivelato essere tra i più delicati, quello della legge elettorale. La scadenza per presentare gli emendamenti al testo già approvato a Montecitorio è fissata per il primo giorno di settembre.
È dunque questa la data entro la quale bisognerà scrivere e depositare la norma per l’introduzione delle preferenze. Un tema che resta caldo e continua ad animare il centrodestra nonostante sia stata raggiunta – nuovamente – un’intesa. Eppure, l’impegno di presentare un emendamento unitario dell’intera coalizione, a differenza di quanto accaduto alla Camera dove la modifica era stata sottoscritta solo da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, rassicura solo in parte. Nonostante il nodo delle preferenze sia stato apparentemente sciolto sia da un incontro degli sherpa del centrodestra sulla legge elettorale, sia da un vertice tra i leader, c’è chi continua a non vedere di buon occhio la proposta. In particolare nella compagine femminile tanto della coalizione quanto al di là del suo perimetro.
Il pressing delle parlamentari per lo schema 60-40
Secondo quanto si apprende, la modifica immaginata per meglio garantire la rappresentanza di genere continua a non soddisfare le parlamentari. Né di maggioranza, né di opposizione. Prevedere l’alternanza uomo-donna già tra il capolista bloccato e il nome immediatamente successivo è ritenuto insufficiente. La richiesta di deputate e senatrici è di riproporre lo schema 60-40 anche per i capilista, come previsto dall’attuale legge elettorale. Sul punto, assicurano fonti parlamentari azzurre, ci sarà un’approfondita discussione e non è affatto escluso che questa richiesta venga accolta. Ma per quelli che vengono definiti “dettagli” è prematuro parlare, ci viene detto.
Se ne riparlerà quando si dovrà abbozzare il testo da presentare al Senato e sulla questione sarà posta la massima attenzione. Anche perché nessuno vuole che a Palazzo Madama si replichi l’incidente che si è verificato alla Camera, quando grazie al voto segreto i franchi tiratori hanno mandato sotto la maggioranza e rischiato conseguenze per il governo. A partire, ovviamente, da Giorgia Meloni che ha chiarito agli alleati come questa volta non ci sia spazio per le sorprese. Al Senato tutto dovrà scorrere liscio, così che la riforma elettorale con le preferenze possa tornare subito alla Camera per il via libera definitivo.
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