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Esteri

Guerra in Iran, la Marina Militare nella “terra di nessuno”

Per le nostre navi un'accelerazione del mandato nella missione Eunavfor Aspides

di Dave Hill Cirio -

Un'immagine, diffusa dalla Marina Militare di Nave Duilio in navigazione nel Mar Rosso due anni fa


Con la guerra in corso in Iran, per le navi della nostra Marina Militare un “momento di verità” nel Golfo attraversato dagli effetti del conflitto.

L’Italia si trova oggi a gestire la fase più critica della missione Eunavfor Aspides, il cui mandato è stato appena prorogato – il 23 febbraio – fino al 28 febbraio del prossimo anno.

L’operazione, nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden, nel Mar Arabico settentrionale, nel Golfo di Oman e nel Golfo Persico. Punta a proteggere le navi mercantili dagli attacchi, principalmente Houthi, garantendo la libertà di navigazione.

Guerra aperta

Ma ora, il clima è di guerra aperta: la morte di Khamenei in Iran ha trasformato il Medio Oriente in una polveriera, dove la nostra Marina Militare non è più solo una presenza di scorta.

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La postura italiana

L’Italia osserva la situazione con estrema preoccupazione. La base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, che ospita circa 300 militari italiani della Task Force Air Kuwait, oggetto di un attacco missilistico condotto dall’Iran tra il 28 febbraio e ieri.

Il personale già salvo nei bunker, ma il messaggio politico di Teheran è chiaro: “Nessun alleato occidentale è immune”.

La dislocazione e gli assetti: dove sono le navi italiane?

Le precise coordinate operative della Marina Militare corrispondono a una manovra a “tenaglia” per coprire i punti di strozzatura ora più pericolosi.

Il Settore Sud: Golfo di Aden e Stretto di Bab el-Mandeb

Qui manovra la Caio Duilio, il cacciatorpediniere lanciamissili che funge da flagship, nave comando. La Duilio si trova “al largo dello Yemen” , il corridoio di lancio dei missili Houthi, alleati dell’Iran. La sua posizione è dinamica. Pattuglia le acque internazionali a sud dello stretto per intercettare minacce a lungo raggio prima che colpiscano i mercantili.

Il Settore Nord e Centrale: Mar Rosso

Qui opera la Virginio Fasan. La fregata è impegnata nella scorta ravvicinata. Mentre la Duilio “vede lontano” con i suoi radar, la Fasan “protegge da vicino”, scortando fisicamente le navi cisterna e i portacontainer italiani diretti a Suez.

Il monitoraggio esteso

Il mandato di Aspides, pur concentrato sul Mar Rosso, ora esteso al monitoraggio dello Stretto di Hormuz e del Mar Arabico.

Perciò le nostre navi devono coprire un’area vastissima. I droni iraniani possono ora arrivare da est (Iran/Oman) e da sud (Yemen).

Le regole d’ingaggio: dalla scorta alla difesa attiva

Le regole d’ingaggio sono il punto di maggior tensione politica. Il mandato rimane “puramente difensivo”. Le navi italiane non possono bombardare i siti di lancio in Yemen o Iran, cosa che invece fanno Usa e Regno Unito.

L’evoluzione “real time”

Data la velocità dei missili balistici iraniani di nuova generazione, se un oggetto viene identificato come ostile a 50-80 miglia di distanza, la Duilio sarebbe autorizzata ad abbatterlo immediatamente. Ciò, senza attendere una manovra evasiva del mercantile scortato. È una guerra di millisecondi gestita dai sistemi Aster 30.

La strategia di Roma punta a proteggere i flussi commerciali: il 60% ell’import/export italiano passa da lì.

La Marina Militare è oggi “lo scudo” in una terra di nessuno tra lo Yemen e le coste iraniane.


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