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Hormuz brucia? La sfida Iran agli Usa tra navi, missili e propaganda

Manovre navali sul filo della deterrenza psicologica, rappresentandosi operativi e affiancati da Russia e Cina

di Angelo Vitale -


Cosa succede nello stretto di Hormuz e cosa sapere della sfida dell’Iran agli Usa. Notizie e indiscrezioni quasi tutte prive di ufficialità che animano la “deterrenza psicologica” messa in campo dal regime della Guida suprema Ali Khamenei. Le manovre navali iraniane sono reali. E le fonti convergono su date e movimenti.
Meno chiari restano i dettagli tecnici più sensibili. Tra comunicati ufficiali e fonti non ufficiali, alla fine il quadro si compone. Ma non tutto trova conferme indipendenti. E la propaganda resta parte della partita.

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Smart Control: cosa è accaduto davvero

Il 16 febbraio i Pasdaran hanno avviato l’esercitazione “Smart Control of the Strait of Hormuz”. La notizia, da fonti iraniane rilanciate da numerose agenzie. Reuters ha parlato di chiusura temporanea di porzioni dello Stretto per test missilistici. Teheran ha presentato la mossa come deterrenza verso navi occidentali.

Lo United Kingdom Maritime Trade Operations è un’organizzazione britannica che funge da principale punto di contatto e coordinamento per la sicurezza marittima tra le navi mercantili e le forze militari internazionali. Non ha confermato blocchi totali e nemmeno incidenti gravi.

Le portaerei americane nella regione

La USS Abraham Lincoln opera nell’area della Quinta Flotta da fine gennaio. Il 3 febbraio ha intercettato un drone iraniano Shahed-129, secondo Us Centcom. E’ uno degli undici comandi combattenti unificati del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni militari nel Medio Oriente, Asia centrale e meridionale. Con sede alla MacDill Air Force Base in Florida, gestisce la sicurezza e gli interessi statunitensi in 21 Paesi, inclusi Iraq, Afghanistan e Iran.

A metà febbraio Washington ha ridislocato la USS Gerald R. Ford verso il Medio Oriente. New York Times e Washington Post hanno collegato la scelta ai negoziati con l’Iran tra Ginevra e Oman.

Maritime Security Belt 2026

A metà febbraio Iran, Russia e Cina hanno condotto l’esercitazione trilaterale “Maritime Security Belt 2026”. Anadolu e lo statunitense Institute for The Studi Of War ne hanno confermato lo svolgimento. Mosca ha parlato di sicurezza marittima condivisa. in molte analisi strategiche, il segnale letto come risposta alla presenza navale Usa nel Golfo.

Missili, droni e guerra psicologica

I lanci di missili antinave e l’uso di droni rientrano nella dottrina iraniana. Sul web e sui social, immagini di test contro bersagli simulati. Sui social, in particolare, riferimenti a capacità ipersoniche di questi armamenti. Affermazioni che non trovano conferme indipendenti verificabili. Bbc Verify e account di analisti open source hanno tracciato aumento di voli spia e traffico areo-navale nell’area.

Cosa è certo e cosa no

I movimenti militari sono documentati da fonti multiple e affidabili. L’ipotesi della chiusura totale dello Stretto, l’interrogativo senza una risposta ufficiale. Le minacce più estreme, sempre inserite in una strategia di pressione politica. Perché quando più fonti convergono, la notizia assume peso. Intanto, a Washington, Donald Trump ha fin da ieri innescato la sua abituale routine di minacce e ultimatum all’Iran.


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