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Esteri

Il Board of Peace per Gaza è l’Onu a pagamento di Trump

Un miliardo di dollari a testa per “promuovere la stabilità”

di Mauro Trieste -


Allargamento a est per il “Board of Peace” per Gaza. Il presidente russo Vladimir Putin è stato invitato a farne parte da Donald Trump. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ai giornalisti, come riporta l’agenzia di stampa Tass. La proposta trumpiana, pervenuta attraverso i canali diplomatici, è “in fase di valutazione”, ha aggiunto Peskov. I presidenti di Bielorussia e Kazakistan, Alexander Lukashenko e Kassym-Jomart Tokayev, hanno già accettato.

L’invito a Orban

Nella squadra avrà un posto il primo ministro ungherese Viktor Orban. “Con il presidente Donald Trump arriva la pace (…) Il presidente Trump ha invitato l’Ungheria a unirsi ai lavori della Giunta per la Pace come membro fondatore. Naturalmente, abbiamo accettato questo onorevole invito”, ha scritto Orban sul social network X.

Il leader magiaro ha pubblicato il testo di una lettera firmata dal tycoon, nella quale il saluto manoscritto formale “Caro primo ministro” è stato corretto con un più familiare “Caro Viktor”. Stando a quanto riferito da Bloomberg, l’amministrazione Trump avrebbe chiesto ai Paesi oltre un miliardo di dollari in contanti entro il primo anno per ottenere un seggio permanente nell’organismo che si occuperà della ricostruzione e della stabilità regionale dopo due anni di guerra. Per gli altri sono a disposizione seggi non permanenti, della durata a rotazione di tre anni.

Tanti gli inviti per far parte del Board of Peace

Tra i leader mondiali contattati figurano Giorgia Meloni (Italia), Narendra Modi (India), Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile), Recep Tayyip Erdogan (Turchia), Mark Carney (Canada), Edi Rama (Albania), Javier Milei (Argentina), Nikos Christodoulides (Cipro), Abdel Fattah al-Sisi (Egitto), Abdallah II (Giordania), Nicusor Dan (Romania), Santiago Pena (Paraguay) e Shehbaz Sharif (Pakistan).

Gli altri organismi per il governo dell’enclave palestinese

L’architettura di potere prevede anche un comitato palestinese di governance, presieduto dall’ex vice ministro Ali Shaath, e un executive board consultivo. Tanti i profili di peso “arruolati”: Marco Rubio, Jared Kushner, Steve Witkoff, Tony Blair, Marc Rowan, Ajay Banga (Banca mondiale) e Robert Gabriel. Il “Consiglio esecutivo di Gaza” sarà composto da Nickolay Mladenov, Sigrid Kaag (Onu), Hakan Fidan (ministro degli Esteri turco), Ali Al-Thawadi (Qatar), Hassan Rashad (Egitto), Yakir Gabay e Reem Al-Hashimy (Emirati Arabi Uniti).

Israele non ha gradito alcuni nomi

Alcuni nomi sono risultati particolarmente “indigesti” a Israele. L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto circolare una dichiarazione in cui sottolinea che “l’annuncio riguardante la composizione del Consiglio esecutivo di Gaza, che è subordinato al Consiglio per la pace, non è stato coordinato con Israele e contraddice la sua politica”. Netanyahu ha incaricato il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di sollevare la questione con il suo omologo statunitense, Marco Rubio.

La stabilità a pagamento

Il “Board of Peace” mira a “promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle regioni colpite o minacciate da conflitti”. Originariamente era progettato per sovrintendere alla ricostruzione dell’enclave palestinese, ma nella Carta si parla della “necessità di un’organizzazione internazionale per la pace più agile ed efficace”. Una sorta di Onu parallela che potrebbe depotenziare ulteriormente quella originale. Il 7 gennaio, Trump ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali che “non servono più gli interessi americani”.

I grandi poteri del tycoon

Il capo della Casa Bianca sarà il “primo presidente del Consiglio per la Pace”, con poteri molto ampi. Sarà inoltre l’unico autorizzato a “invitare” altri capi di Stato e di governo a unirsi a lui e potrà revocare la loro partecipazione tranne che in caso di “veto da parte di una maggioranza di due terzi degli Stati membri”. Ha il diritto di visionare tutti i voti.

Le forze di difesa israeliane, lo Shin Bet, la Polizia di Frontiera e la Polizia di Stato hanno avviato un’ampia operazione contro il terrorismo nel quartiere di Jabel Johar a Hebron, in Cisgiordania.


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