Far prevalere la responsabilità all’appartenenza politica. Intervista a Giulio Gallera
“C’è bisogno di fare una campagna capillare sul territorio per portare le ragioni del Sì. Bisogna spiegare ai cittadini il merito della riforma della giustizia in vista di un referendum per il quale non è previsto un quorum, quindi vincerà chi porta un voto in più. Sentiamo l’esigenza che ci sia un’informazione capillare diretta a tutti i cittadini. Proprio questo è quello che intendiamo fare tra Milano, la città metropolitana e la Regione Lombardia”. A parlare con L’identità è Giulio Gallera, consigliere regionale di Forza Italia in Lombardia e promotore del Comitato lombardo per il Sì ‘Enzo Tortora’.
Perché la scelta di istituire un comitato referendario che porta il nome di Enzo Tortora?
“Enzo Tortora era un uomo liberale che si è candidato nei Radicali. L’obiettivo che mi ha animato, in quanto Presidente e promotore del comitato, era quello di renderlo trasversale. L’idea è stata quella di non fare un comitato che in qualche modo avesse un sapore politico, partitico o di parte. Ma uno spazio che raggruppasse tutta una serie di personalità di ispirazione liberale appartenenti a più aree politiche. Al comitato hanno infatti appartenenti ad Azione, la tesoriera di Europa Radicale, alcuni esponenti storici del Partito liberale e, ovviamente, di Forza Italia, oltre a personaggi del calibro di Giancarlo Morandi e a diversi avvocati di valore tra cui Raffaele Della Valle, cun grande liberale che è stato il difensore di Tortora. L’obiettivo era quello di costruire un comitato che avesse la capacità di affrontare i contenuti e di stemperare il rischio che quella referendaria diventi una campagna pro o contro il governo”.
Come sintetizzerebbe le ragioni del Sì?
“Innanzitutto, per la stessa natura del nostro comitato la libertà e la dignità del cittadino sono per noi centrali. Quindi, costruire un processo in cui realmente ci sia una difesa, un’accusa e un giudice terzo, è una priorità. La separazione delle carriere ha esattamente questo scopo: fare in modo che sin dall’inizio un magistrato scelga se fare l’accusatore, quindi il pubblico ministero con tutte le caratteristiche che deve avere, o una figura giudicante che deve avere delle caratteristiche, completamente diverse. Oggi il 90% delle decisioni dei Gip sono di condivisione delle proposte della procura. C’è una contiguità che non fa bene, perché non c’è serenità e imparzialità nella valutazione in molti casi. Un secondo elemento è che il male della magistratura sono le correnti. Avere due distinti Csm i cui componenti vengono sorteggiati rompe questo meccanismo che è esploso con il sistema di Palamara evidenziando cose agghiaccianti. Correnti che si mettevano d’accordo per incidere sui concorsi nelle procure e nei tribunali o il tema delle sanzioni disciplinari rispetto al quale l’appartenenza a una o all’altra corrente non garantiva serenità e obiettività nella valutazione del magistrato. L’Alta Corte è quindi una maggiore garanzia per tutti. Anche esponenti del Partito Democratico a un certo punto hanno criticato e contestato la politicizzazione della magistratura”.
Eppure il Pd si dice contrario alla riforma della giustizia ed è schierato contro il referendum…
“Perché l’obiettivo è quello di dare una spallata alla Meloni e al governo attraverso il No al referendum. Senza però considerare il rischio di perdere un’occasione storica: realizzare una giustizia realmente giusta nel nostro Paese. L’obiettivo di un comitato come il nostro, molto trasversale, è invece quello di richiamare i cittadini ad una valutazione del merito e non a mettersi sulle barricate dei pro e dei contro secondo la loro fede politica. Sono contento ci siano tante persone che hanno accettato il mio invito, anteponendo il senso di responsabilità all’appartenenza politica”.
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