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Il mistero della flotta russa in Sardegna: cosa ci faceva?

Per giorni le imbarcazioni si sono mosse nell'area di installazione di strategici cavi sottomarini

di Dave Hill Cirio -

La nave russa Sparta IV in una immagine tratta dal sito Vesselfinder. Il cargo fin dal 4 febbraio si è mosso nella Sardegna orientale. L'imbarcazione fa parte della flottiglia che a metà gennaio era stata individuata nel Mediterraneo dalla Nato mentre, assieme alla Mys Zhelaniya, veniva scortata dal cacciatorpediniere della Marina russa, Severomorsk


Dopo giorni di presenza al largo della Sardegna orientale, una piccola flotta russa composta dal cargo Sparta IV, dal cacciatorpediniere di superficie e dalla petroliera Kama si sta allontanando dal Tirreno diretta verso Gibilterra.

La Marina Militare italiana monitora i movimenti con fregate ed aerei di sorveglianza. Nonostante un’attività svolta in acque internazionali, persistono interrogativi su finalità e possibili obiettivi sensibili come infrastrutture critiche.

I movimenti della flottiglia e il monitoraggio italiano

Secondo gli ultimi tracciamenti, il gruppo navale russo che ha operato diversi giorni davanti alle coste orientali della Sardegna (Ogliastra e Siniscola) ha invertito la rotta. Sta dirigendosi verso sud-ovest in direzione Gibilterra, dopo essersi mosso a lungo con manovre circolari e transponder spenti, rendendo difficile il tracciamento pubblico.

La formazione comprende il cargo Sparta IV, noto per trasporti legati a logistica militare e già oggetto di sanzioni occidentali, scortato dal cacciatorpediniere della Marina russa e dalla nave appoggio Kama. In passato simili convogli, monitorati mentre trasportavano equipaggiamenti logistici in diverse aree, rendendo il loro transito di interesse ai radar europei.

La Marina Militare italiana ha mantenuto la sorveglianza della flotta russa al largo delle coste della Sardegna attraverso unità come la fregata Spartaco Schergat e, in alcuni momenti, con il supporto di velivoli di pattugliamento dell’Aeronautica militare.

Le navi russe hanno spento i sistemi di trasmissione per lunghe ore, fenomeno che non viola leggi internazionali ma aumenta il livello di allerta e l’attenzione dei servizi.

Perché la presenza ha attirato attenzione e interrogativi

La permanenza della flottiglia per giorni e giorni in un tratto di mare lontano da rotte mercantili convenzionali ha sollevato domande sulla natura e gli obiettivi effettivi della missione.

La Sparta IV, spesso associata a compiti di supporto logistico per le operazioni militari russe nel Mediterraneo. In passato ha percorso rotte complesse includendo scali o collegamenti con basi esterne.

Tra gli interrogativi avanzati, la possibilità che queste unità stessero monitorando o transitando vicino a infrastrutture sensibili, come i cavi sottomarini di telecomunicazioni nell’area del Tirreno, considerati strategici per Internet e dati digitali.

Al momento non ci sono conferme ufficiali che la flottiglia avesse un incarico diretto in tal senso. Ogni ipotesi resta nel campo delle speculazioni di intelligence e delle analisi degli esperti marittimi.

Le autorità italiane ed europee finora non hanno rilasciato comunicazioni ufficiali sui dettagli della missione, limitandosi a ribadire che la navigazione in acque internazionali è legale. E che il monitoraggio — anche da parte della Nato — rientra nelle normali attività di sorveglianza e sicurezza marittima.

Cosa accade adesso

Con la flottiglia che punta verso Gibilterra, la situazione davanti alla Sardegna appare in via di de-escalation apparente, almeno sul piano delle presenze navali immediate.

Rimane però l’attenzione su possibili ripercussioni geopolitiche e militari di simili transiti di unità navali russe nel Mediterraneo centrale. Un fenomeno che gli analisti internazionali osservano da tempo come parte di schemi più ampi di movimentazioni navali e logistiche di Mosca.


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