Il nuovo trend in Europa è il frasario della guerra
Non ci sono segnali di una possibile ripresa dei negoziati bilaterali tra Ucraina e Russia
Il premier polacco Donald Tusk sta scalando rapidamente la vetta del partito della guerra in Europa. “La guerra in Ucraina è anche la nostra guerra, che ci piaccia o meno”, ha affermato nel suo intervento alla conferenza di due giorni dedicata alla sicurezza europea e globale a cui partecipano esponenti di 80 Paesi diversi. Il compito principale dei leader “è quello di rendere l’intera comunità occidentale, l’intera comunità transatlantica, dolorosamente consapevole, nel profondo, di cuore e testa, che c’è una guerra in corso”, ha sottolineato Tusk, ripetendo il suo pericoloso “ritornello”.
Cobelligeranti in pectore e adoratori dell’elmetto
Il primo ministro polacco ragiona ormai da cobelligerante: “Se perdiamo questa guerra, le conseguenze ci colpiranno e colpiranno non solo la nostra generazione ma anche quelle future. In Polonia, attraverso l’Europa, negli Stati Uniti, ovunque nel mondo”.
Donald Tusk non è solo. Nell’Ue i cantori della guerra hanno occupato i primi posti. “Se continuiamo a credere che l’Ucraina sia la nostra prima linea di difesa, dobbiamo intensificare la nostra assistenza militare”, ha asserito la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel corso di una conferenza stampa, al fianco del segretario generale della Nato Mark Rutte, prima di partecipare a una riunione con il Collegio dei commissari Ue in materia di difesa e sicurezza.
In nome della guerra
La retorica bellicista ha preso il posto del linguaggio tipico della diplomazia. I Paesi europei “non possono permettersi una guerra” con la Federazione russa, “sono vulnerabili e non sono uniti”, e in un conflitto del genere ci sarebbe un “rischio molto concreto” di impiego di “armi di distruzione di massa”, ha scritto su Telegram il vice presidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev.
Non ci sono segnali dall’Ucraina di una possibile ripresa dei negoziati bilaterali. Lo ha dichiarato a Ria Novosti il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. Kiev non ha ancora risposto alla proposta di Mosca di creare tre gruppi di lavoro. Il terzo round di colloqui tra le delegazioni russa e ucraina si è svolto a Istanbul il 23 luglio.
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