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Economia

Il petrolio crolla, le Borse stappano lo champagne

Dopo l'annuncio di Trump su Hormuz le Borse volano. L'oro torna a correre ma la Bce minaccia ulteriori strette

di Giovanni Vasso -


“Lasciate che il petrolio scorra” e pure lo champagne. I mercati hanno stappato la bottiglia buona: la guerra tra Usa e Iran è terminata. Anzi, finisce venerdì a Ginevra con la firma sui trattati e con la riapertura dello Stretto di Hormuz. Le Borse volano, il petrolio crolla. Dow Jones (+1,24%) e Nasdaq (2,3%) hanno aperto, letteralmente, con il turbo. In Asia, Tokyo e Seul hanno letteralmente brindato con un rialzo, immediato, superiore al 5%. L’Europa, chiaramente, ha ripreso a macinare affari. A Milano, Piazza Affari ha stazionato a lungo oltre la soglia record dei 52mila punti. Allo stesso tempo, le quotazioni di brent e Wti sono letteralmente tracollate. I futures sul primo sono scesi sotto gli 83 dollari al barile, l’oil Usa è tornato stabile attorno agli 80 dollari (80,37 per una flessione del 5,31%).  Più champagne, meno petrolio. Una giornata di euforia. In cui si prende la scena pure l’oro. Che torna a rivalutarsi, insieme all’argento. Certo, resta un bene rifugio ma considerando che il lingotto è tracollato dall’inizio della guerra in Medio Oriente, il suo riapprezzamento (ora a 4.358 dollari l’oncia, +3,4%) assomiglia tanto a una nuova ondata di fiducia dei mercati. Che, per inciso, di questa guerra non ne possono più.

Petrolio e champagne

Prudenza, sì. Ma l’importante, sui mercati (e pure fuori) è festeggiare. Ma chi la sa (davvero) lunga predica cautela. Come Emanuele Orsini, capo di Confindustria, che sottolinea come “ci vorrà un po’ di tempo per riprendere tutti i flussi”. Ma, dice il presidente degli industriali (che intanto si augura che l’intesa venga effettivamente firmata), “è importante continuare sulla strada fatta anche in Italia per quanto riguarda i costi dell’energia”. Insomma, nessuno creda a Bruxelles che si possa ingranare la retromarcia sulla flessibilità né che qualcuno, in Italia, abbia intenzione di mollare la dura battaglia sugli Ets. Il ministro alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin predica calma. E fissa la data del 3 luglio per capire se l’emergenza sarà, davvero, finita. Bisogna prima firmare, davvero. Poi riaprire tutto, quindi capire come funzioneranno traffici e transiti. E, soprattutto, capire se tutta la (nuova?) impalcatura reggerà. “Se davvero Hormuz sarà navigabile ci saranno diversi mesi da recuperare logisticamente nell’acquisto del greggio”, avverte Michele Marsiglia (Federpetroli). Che, non dicendosi troppo sorpreso delle fluttuazioni di petrolio e gas, a La Presse aggiunge: “Sarà una sorpresa anche vedere il comportamento dell’Opec”. E niente è scontato su questo fronte, anzi.

L’Europa tra Casa Bianca e Bce

Euforia, già. Ma, come ogni emozione troppo forte e incontrollata, è destinata a ridimensionarsi. Trump ha detto che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto e non si pagherà nulla per il transito. Da Teheran, invece, rispondono che verranno applicate delle tariffe. In mezzo, Emmanuel Macron che “spera” che ciò non accada. Di sicuro, però, qualcosa accadrà. Una volta sistemata la questione Iran, state pur certi che la Casa Bianca si dedicherà alla Vecchia Europa. E rimetterà mano ai dazi e a tutto l’armamentario che ne consegue. Adesso, però, è troppo presto. Per soprammercato, la Bce continua a minacciare ulteriori aumenti del costo del denaro. Prima lo slovacco Kazimir, poi il tedesco Nagel. È solo l’inizio. E fa nulla se la crisi energetica (forse) si è risolta. Si vede, è evidente, che l’obiettivo dell’Eurotower è diverso da un mero contenimento dell’inflazione. Ieri il cambio tra euro e dollaro era a 1,16. In pratica, pur di fare la valuta forte che piace ai tedeschi, si sta imponendo una tassa vera e propria che preme su ciò che resta della competitività. Oltre all’inasprimento dei finanziamenti e delle condizioni di accesso al credito, è una iattura affacciarsi sui mercati esteri con una valuta troppo forte (come, purtroppo, da mesi si sgolano inascoltati gli imprenditori italiani). L’export italiano, come ha riferito ieri l’Istat, tutto sommato regge. Ad aprile le esportazioni son calate del 2,2% sul mese ma sull’anno il saldo rimane in attivo: +8,8 per cento. Finora.


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