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Politica

Avanti tutta. Meloni e l’orizzonte di fine legislatura

di Giuseppe Ariola -


Avanti tutta fino alla scadenza naturale della legislatura. Niente dimissioni e nessun rimpasto. Anzi, ha assicurato Giorgia Meloni nel corso dell’informativa svolta ieri prima alla Camera e poi al Senato, il governo è “determinato a fare del suo meglio fino all’ultimo giorno del suo mandato”. Con il consueto piglio, la premier ha dunque provato a sgomberare nuovamente il campo da eventuali ipotesi alternative circa la permanenza in carica del governo che pure hanno tenuto banco. Almeno nei giorni immediatamente successivi alla sconfitta referendaria. Una bocciatura che brucia tanto più perché vista come un’occasione persa per il Paese. A dimostrazione che qualche ragionamento sullo staccare o meno la spina – per rincorrere un bis o il voto anticipato – abbia effettivamente trovato spazio in maggioranza, la presidente del Consiglio ha sostenuto che “sarebbe convenuto sul piano tattico”.

Il rapporto con gli Usa

L’impegno preso con gli elettori, però, è quello di rimanere in sella cinque anni e l’orizzonte per le prossime elezioni resta questo, in barba ai “soliti giochi di palazzo”. Messo un punto fermo sulle prospettive temporali del governo, la premier è poi passata all’agenda politica. Al centro, ovviamente, la congiuntura economica e quella internazionale. A proposito della nuova crisi mediorientale, Giorgia Meloni ha risposto alle accuse dell’opposizione sui rapporti con gli Stati Uniti visti come una sorta di subalternità a Trump, ribadite anche ieri sia da Elly Schlein e da Giuseppe Conte, ribadendo di non aver condiviso le azioni militari di Usa e Israele contro l’Iran. A tal proposito, non ha mancato di ricordare come il governo abbia negato agli americani l’uso della base di Sigonella.

La linea Atlantista del governo

Tutto ciò posto, ha rivendicato con forza la linea atlantista. La convinzione è la necessità di difendere l’unità dell’Occidente che “si poggia su due gambe: la gamba europea e la gamba nordamericana. Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l’Occidente è destinato alla paralisi. E, in ultima analisi, all’irrilevanza”, ha detto la premier utilizzando una metafora. Circa le ripercussioni immediate del conflitto, ha poi rivendicato le misure economiche messe in campo, a partire dal decreto energia, ma anche le iniziative di carattere politico. Dal viaggio nei Paesi del Golfo al tentativo di convincere Bruxelles a ipotizzare la sospensione del patto di stabilità qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi.

L’agenda di governo al centro dell’informativa di Giorgia Meloni

“Non intendiamo scappare”, ha insistito, “né far ripiombare l’Italia nell’incertezza”. E a proposito della prossima manovra, Giorgia Meloni ha rilanciato il tema, da tempo annunciato – e atteso – del taglio delle tasse e quello del contrasto al “lavoro povero”. Nessun passaggio è stato invece dedicato alla riforma del premierato e a quella della legge elettorale. La prima è evidentemente finita in soffitta, come si vocifera da tempo, mentre per quanto riguarda la seconda l’iniziativa è parlamentare. Ed è per questo che la premier non ne ha fatto cenno nel corso di un’informativa sull’agenda di un governo che arrivato quasi al quarto anno di vita ha comunque davanti a sé ancora strada da fare.


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