Ilva-sindacati, alta tensione. Il tavolo c’è, la soluzione è ancora lontana e i sindacati non ne possono più. Il futuro dell’ex Ilva è sempre più nebuloso. L’incontro che si è tenuto questa mattina al Mimit, a Palazzo Piacentini, non è servito, almeno per le parti sociali, a sciogliere i tanti, troppi, nodi sulla siderurgia italiana. Che ora si fanno ancora più stretti dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano a cui l’amministrazione di Acciaierie d’Italia dovrà dar seguito, per ora, bloccando l’area a caldo dell’impianto di Taranto. Fare il punto della situazione, con la rassicurazione dell’impegno di Jindal, non è bastato proprio a nessuno.
Ilva, le reazioni dei sindacati
La Fiom ritiene che il governo non abbia capito “la gravità della situazione” e che il conto alla rovescia, per il futuro dell’Ilva, è già iniziato. La Fim-Cisl è delusa: “Noi avevamo grandi aspettative rispetto alla capacità di elaborazione e di proposta da parte di questo governo – ha detto Ferdinando Uliano -, ma abbiamo avuto solo un ascolto senza nessuna risposta”. E dunque: “Serve una proposta politica in grado di garantire la continuità produttiva, mettere in sicurezza l’occupazione, dare risposte in termini di reddito ai lavoratori e soprattutto affrontare i temi dell’ambiente e della salute”.
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Il nodo della produzione
Scetticismo pure dalla Uilm: “Ci hanno detto che, al termine di questi tavoli di ascolto, ci convocheranno dopo la giornata di giovedì pomeriggio dove si riuniranno i ministri. Per noi il tavolo a Chigi ci deve dare risposte sulla base delle nostre proposte altrimenti alzeremo il livello dello scontro e continueremo con le nostre mobilitazioni”. Se Usb rimarca l’assenza del ministro Urso, la Ugl invita l’esecutivo a una visione più d’insieme: “Il governo può assumere fino in fondo il proprio ruolo, garantendo infrastrutture, energia e regole certe, e alle imprese di assicurare investimenti e continuità produttiva. Non si può spegnere oggi, per produrre domani”.