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Politica

Chat Delmastro, si va al voto in Aula

L'Aula oggi chiamata a decidere sulla relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha negato alla Procura l'utilizzo delle chat dell'ex sottosegretario alla Giustizia

di Angelo Vitale -


Il caldo di agosto fuori da Palazzo Montecitorio rispecchia fedelmente il clima dentro la Camera: il caso Delmastro si è trasformato in uno dei fronti politici più incandescenti dell’estate parlamentare. Ora si avvia verso l’ultimo passaggio: il voto dell’Aula, che sarà chiamata a decidere sulla relazione della Giunta per le Autorizzazioni che ha negato alla Procura l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia.

Chat Delmastro, si va in Aula

La novità è arrivata proprio dalla Giunta per le Autorizzazioni, che ha respinto a maggioranza la richiesta di integrazione istruttoria.

La decisione conferma la linea della maggioranza: nessun ulteriore approfondimento e nessun via libera all’utilizzo del contenuto del cd contenente le conversazioni tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti un presunto prestanome del clan Senese.

Il voto definitivo dell’Assemblea potrebbe essere anticipato già a oggi, accelerando così la chiusura della vicenda prima della pausa estiva.

Alta tensione

La tensione politica, però, resta altissima. La mattinata era stata segnata dalla protesta del Movimento 5 Stelle, che aveva trasformato il caso in una dimostrazione simbolica nell’emiciclo.

I deputati pentastellati hanno esposto striscioni con la scritta “Fuori le chat! Aprite la cassaforte”, mentre il deputato Arnaldo Lomuti ha portato fisicamente in Aula una cassaforte, aprendola per estrarre un cd e denunciare quello che il Movimento definisce il “sequestro” delle conversazioni da parte della Camera.

Dal fronte della maggioranza la linea è rimasta compatta. In una nota congiunta, i componenti di Fratelli d’Italia della Giunta hanno accusato le opposizioni di utilizzare la vicenda come uno strumento di propaganda, trasformando le sedi parlamentari in un “palcoscenico politico” e sostituendo, a loro dire, il processo mediatico alle garanzie previste dalla Costituzione.

La linea della maggioranza

“Continueremo a difendere le regole e le prerogative parlamentari, senza piegarle alle convenienze politiche”, hanno ribadito. Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che ha contestato la formulazione della richiesta avanzata dalla Procura, giudicandola troppo generica.

“Se fosse arrivata una richiesta circoscritta l’avremmo valutata”, ha spiegato. Poi sostenendo che sarebbe stato necessario indicare con precisione i periodi e gli argomenti delle conversazioni da acquisire. Bignami ha poi rilanciato lo scontro politico, evocando altre vicende: “Visto che hanno voglia di parlare di chat, perché non parliamo di quella tra Conte e Arcuri?”.

Le opposizioni, dal canto loro, continuano a denunciare quello che considerano un utilizzo improprio dello scudo delle prerogative parlamentari. E non escludono ulteriori iniziative istituzionali, compreso il possibile ricorso a un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

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