Ma non è ancora uscito dalla malattia endemica dell'Italia: il Sud verso il deserto
Il mercato del lavoro s’è ripreso dopo il Covid. È una buona notizia, quella che arriva dall’Istat. E lo è soprattutto per il ceto medio. È proprio per la classe di reddito intermedia, infatti, che è cresciuta l’occupazione. I numeri del report sul mercato del lavoro parlano chiaro. Dal 2019 al 2024, infatti, il tasso di occupazione è salito per il ceto medio di 3,2 punti percentuali.
Il mercato del lavoro: i numeri 2019-24
La corsa, però, sta andando verso un rallentamento dal momento che, dopo il 2024, la dinamica di crescita è stabilizzata a un più modesto +0,6 per cento. Per la fascia di reddito intermedia, inoltre, crescono le opportunità di ottenere un contratto a tempo indeterminato. Nel quinquennio tra il 2019 e il 2024, infatti, è salito il numero di dipendenti non precari: +3,9 per cento, in generale. Il dato cresce, per il ceto medio, fino a raggiungere il 4,3%. Complessivamente la quota di lavoratori “messi a posto” è salita al 42,3%. È un’ottima notizia, certo. Ma risente di una circostanza che appare lampante dalla lettura dei dati pubblicati dall’Istat nella sua analisi sul mercato del lavoro. La forza lavoro italiana sta inesorabilmente invecchiando. Colpa di un Paese che non fa figli, se proprio vogliamo cercare una facile via di fuga. Più aderente alla realtà, invece, è il tema dei temi: ossia il progressivo innalzamento dell’età pensionabile. Che sta tenendo fuori dall’assegno previdenziale un numero sempre maggiore di cittadini. A cui, evidentemente, non si può certo offrire un contratto a tempo. Specialmente se hanno da offrire competenze importanti maturate in decenni di lavoro o di impiego. I numeri parlano chiaro.
L’occupazione è un affare per seniores
L’occupazione è salita, nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni di quasi cinque punti percentuali, passando dal 54,1% del 2019 al 59 per cento del 2024. Un trend di crescita a cui nessun’altra fascia d’età riesce nemmeno ad avvicinarsi. Difatti, tra chi tra i 35 e i 54 anni, l’aumento del tasso di occupazione è stato di 3,3 punti percentuali. Si è passati dal 73,4% al 76,7%. Un livello di crescita molto simile si è registrato tra gli juniores dai 15 ai 34 anni (+3,2%). Ma in questo caso, sulle percentuali di occupazione generali, si rimane davvero molto lontani con il 44,9%. Tra i più giovani e i seniores, però, c’è una similitudine, una caratteristica in comune. Che è molto peculiare. Sono i più ricchi, infatti, ad aver trovato lavoro. Sia per quanto riguarda i ragazzi (+4%), sia per i più adulti (+6,3%). Ciò vuol dire che, a contare nel mercato del lavoro italiano, siano le competenze e il network di conoscenze e di rapporti, personali e professionali, tra cui ci si può muovere. Per quanto attiene, invece, alla fascia dei 35-54enni, chi ha ottenuto maggiori benefici in termini di occasioni di occupazione sono stati coloro che vengono riferiti alla classe media (+3,9 per cento).
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Questi numeri, però, non vanno letti da soli. Ma vanno accostati a quelli riportati dal dossier sulle Migrazioni redatto proprio dall’Istat. Che ha riferito come sia ripartita, da qualche anno, pure la migrazione interna. In pratica, nel solo 2025, poco meno di 1,5 milioni di italiani hanno lasciato le loro città d’origine per trasferirsi altrove. Non è necessario specificare che si tratta, per la stragrande maggioranza dei casi, di “viaggi” dal Sud al Nord del Paese. Rispetto all’anno precedente, si sono registrati ben 70mila trasferimenti in più che fotografano un aumento del 5,1 percento. E non è neanche una novità considerare che salgono pure i trasferimenti interni dei cittadini stranieri. Che hanno cominciato, anche loro, ad abbandonare il Mezzogiorno per tentare l’avventura nel Settentrione del Paese. Una notizia migliore ci riferisce che son calati i viaggi all’estero. Nel 2024 erano stati poco meno di 190mila i residenti in Italia che avevano scelto di abbandonare il Paese per cercare altrove una vita migliore. Nel 2025 sono scesi a 144mila. Gli expat italiani nel mondo sono adesso 109mila, in calo del 22,7% rispetto all’anno precedente. In termini numerici, mancano all’appello 32mila italiani all’estero. Il saldo delle migrazioni degli italiani rimane però negativo. Si passa da -83mila nel 2024 a -53mila nel 2025.
Mezzogiorno solitario
Infine, la questione Sud. Da qui si parte ma non ci si ritorna, per buona pace del tormentone estivo che, meglio di tante cose, descrive al meglio quello che sta accadendo al Paese. Secondo i dati Istat, nel 2025, i tassi migratori per il Mezzogiorno sono sanguinosamente al ribasso. ). Le perdite più accentuate si registrano in Basilicata (-5,5 per mille) e in Calabria (-3,8 per mille); a livello provinciale, il valore più sfavorevole è rilevato a Matera (-6,3 per mille). Complessivamente, il Sud perde il 2,6 per mille mentre le Isole riscontrano un ridimensionato dell’1,8 per mille. Non è un mistero: il mercato del lavoro richiama e non trattiene. Questa è una malattia endemica del Paese da cui guarire è difficile.