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Attualità

In Europa tramonta l’illiberalismo, in Italia tornano le ronde

di Giuseppe Tiani -


Le ronde fiorentine del soggetto politico creato da Vannacci hanno il merito di chiarire, per contrasto, che cosa la sicurezza non è. Non è una passeggiata con telecamera accesa e petto in fuori. Non è il dopolavoro di militanti che si offrono come surrogato di Polizia di Stato e Carabinieri. Non è una recita che produce allarme per raccogliere consenso. La sicurezza, in democrazia, è una funzione pubblica delicata e non delegabile.

È la misura civile della libertà, perché tutela chi rientra la sera, chi alza una serranda, chi attraversa la città, la vita economica che chiede affidabilità. La sicurezza vive anche di coesione sociale, senza di essa perde tenuta e ridurla a coreografia di partito significa impoverirla e svuotarla. Colpisce che a farlo sia chi, per formazione e grado, dovrebbe sapere che l’autorità dello Stato non si imita, si serve. Un generale dovrebbe conoscere il confine che separa la forza legittima della Repubblica dalla sua caricatura.

La ronda in formato selfie richiama repertori già visti e superati dalla storia, odora di propaganda e semplificazione, nonostante il vento ungherese segni la fine della democrazia illiberale di Orbán. Anche per questo la conquista della democrazia liberale va custodita contro le intemperie. Al di là della propaganda, poliziotti e carabinieri fanno il loro dovere giorno e notte, con organici insufficienti, logistica da rafforzare, stipendi e pensioni erosi, responsabilità enormi.

Chi parla di sicurezza in Parlamento dovrebbe occuparsi di risorse, assunzioni, specificità, previdenza dedicata, coordinamento tra le forze di polizia liberato da resistenze corporative e tutele per chi rischia la vita. C’è poi la contraddizione etica e politica, il generale si candidò alle Europee con la Lega, verso la quale manifestò riconoscenza, essendo stata il veicolo della propria affermazione, mentre oggi tenta di sottrarle consenso sullo stesso terreno.

L’Italia è una frontiera, ma non un telefilm, e non può avallare pattuglie private come surrogato dell’autorità pubblica, né inseguire modelli di ordine pubblico estranei alla nostra tradizione liberale, alla nostra cultura costituzionale e alla misura civile della sicurezza democratica. I poliziotti e le poliziotte, organizzati in sindacati liberi e democratici come il Siap, non accetteranno mai modelli privati e autoritari della sicurezza, culturalmente e costituzionalmente estranei alla funzione della Pubblica Sicurezza, anche per onorare il sacrificio dei 2.555 uomini e donne della Polizia di Stato che hanno pagato con la vita la sua evoluzione civile.


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