IN LIBRERIA – L’alba sulla mietitura
Con L’alba sulla mietitura (Mondadori, 2025), Suzanne Collins torna nell’universo di Panem con una storia che riesce a essere familiare e, allo stesso tempo, sorprendentemente nuova. Dopo anni di attesa e un prequel che aveva lasciato molti lettori con sentimenti contrastanti, questo nuovo romanzo si presenta come un ritorno alle radici della saga, non solo per ambientazione, ma soprattutto per intensità emotiva e per lucidità narrativa. Il fulcro e protagonista del romanzo è Haymitch Abernathy, il futuro mentore di Katniss, qui raffigurato nella sua adolescenza: un ragazzo vivo, curioso, innamorato, molto lontano dall’uomo disilluso e dipendente dall’alcol che abbiamo conosciuto nella trilogia originale.
La storia prende avvio nel giorno della mietitura del Distretto 12, che coincide con il suo sedicesimo compleanno, e la tensione è immediata: per il cinquantesimo anniversario dei Giochi, Capitol City impone la scelta di quattro tributi per distretto. Questo raddoppio diventa non solo un espediente narrativo efficace, ma anche il simbolo dell’oppressione crescente del regime.
La Collins dimostra ancora una volta il suo talento nell’immergere il lettore in un mondo crudele e soffocante, dove ogni gesto può essere frainteso come ribellione e punito con ferocia. Haymitch non è un eroe predestinato: è un ragazzo spinto all’azione dall’amore e dalla volontà di proteggere ciò che rimane della sua famiglia. Questo rende il suo percorso più intimo e devastante, soprattutto quando la narrazione entra nel vivo dei Giochi e le dinamiche tra i tributi diventano centrali. Il romanzo è sorprendentemente corale: alleanze, rivalità e legami effimeri ma intensi costruiscono una trama complessa, nella quale il lettore fatica a non affezionarsi a ogni personaggio.
La presenza di figure note come Plutarch, Mags ed Effie arricchisce la storia senza mai apparire forzata, mentre il presidente Snow è qui più spietato che mai. La Collins non indulge in colpi di scena gratuiti, ma preferisce una crudeltà sottile, chirurgica, che logora lentamente il lettore e lo costringe a fare i conti con la natura stessa del potere. Non un libro necessario alla conclusione di una trilogia autoconclusiva, ma desiderato dalla fanbase e soprattutto scritto con una sincerità e una coerenza tali da chiudere un cerchio narrativo. L’alba sulla mietitura non è solo un prequel: è un tassello fondamentale per comprendere uno dei personaggi più amati e più enigmatici dell’intera saga. Ed è, soprattutto, un ritorno alla distopia cruda e pregna di significato che ha reso celebri gli Hunger Games.
Torna alle notizie in home