La lunga marcia dell’intelligenza artificiale in Cina
La strategia di Pechino, l'obiettivo (epocale) di Xi: la sfida del Dragone
Siamo al punto di svolta nella lunga marcia dell’intelligenza artificiale in Cina. Dopo Bytedance, arriva Alibaba. In attesa di ciò che farà DeepSeek. In Asia, l’Ai non è una questione di meme, non è manco un’evoluzione di bot stile Alexa o Siri. È una cosa seria. La nuova frontiera dell’intelligenza artificiale è quella agentica. E su questa frontiera i top player cinesi del digitale hanno scatenato una guerra concorrenziale che punta a ribaltare pure i problemi (e luoghi comuni) di Pechino. Non è una competizione al ribasso, non è una rat race, quelle a cui, da qualche anno, ha dichiarato guerra totale il Partito comunista. È una sfida a chi fa meglio. Un salto quantico, per restare in tema, del digitale cinese. Su cui Xi, a proposito di Partito Comunista, ha deciso di puntare fortissimo. Il presidente s’è sbilanciato affermando che l’intelligenza artificiale sarà un “pilastro” dello sviluppo economico e produttivo della Cina. E se le cose continueranno ad andare così, (continuare a) sottovalutare il Dragone rischia di trasformarsi in un errore storico esiziale.
L’intelligenza artificiale in Cina, tutti contro tutti
L’ultima parola (finora) l’ha avuta Alibaba. Che ha presentato Qwen 3.5. La differenza è che questo non è un bot come gli altri. Ma si tratta di un’intelligenza artificiale agentica. In grado, cioè, di “pensare”: si organizza e decide come raggiungere gli obiettivi che le vengono imposti. Richiede, in pratica, un intervento umano ridotto al minimo. “Concepita per l’era dell’intelligenza artificiale agentica, Qwen3.5 è progettata per aiutare sviluppatori e aziende a muoversi più velocemente e a fare di più con la stessa capacità di calcolo, stabilendo un nuovo punto di riferimento per la capacità per unità di costo di inferenza”, ha affermato l’azienda in una nota. I numeri a corredo di quest’affermazione sembrano ambiziosi. Qwen 3.5 sarebbe otto volte più potente ed efficace della versione precedente nell’elaborazione di grossi carichi di lavoro, inoltre sarebbe del 60% più economico da usare. Se la matematica non è un’opinione, Alibaba ha affermato di aver presentato un modello di intelligenza artificiale agentica capace di superare non solo la concorrenza in Cina ma (soprattutto) quella che arriva dagli Stati Uniti d’America.
Cosa fa Bytedance in attesa di DeepSeek
È una strategia precisa, quella di Pechino. Spingere le aziende più grandi a farsi una concorrenza spietata. In modo tale da garantirsi un primato spendibile fuori dal Paese, magari nel mondo. E’ già successo per le auto elettriche, quando il Partito diede l’ok a Tesla, mettendo il pescegatto Musk nell’altrimenti (troppo) pacioso acquario cinese. Il risultato lo vediamo tutti, specialmente in Europa. Se Alibaba ha rilanciato, è stato (anche) perché Bytedance (e cioè la società madre di TikTok) aveva rilasciato, in occasione del Capodanno Lunare, un nuovo aggiornamento per Doubao. Che, ora, sarebbe in grado di rivaleggiare con Gemini 3 di Google e OpenAi Gpt 5.2. Anche in questo caso si tratta di un modello di Ai agentica. Che è arrivato a breve distanza dalla presentazione di SeeDance, l’intelligenza artificiale generativa di video del gruppo di TikTok. Alibaba e Bytedance hanno scagliato la loro freccia. Adesso tocca a DeepSeek. Che è chiamata a riaggiornare costi, efficienza e ambizioni dell’intelligenza artificiale in Cina.
Il sogno di Xi
Su cui Xi punta, davvero, tantissimo. Il South Cina Morning Post ha riportato che il presidente cinese avrebbe chiesto alle imprese di fare (ancora) di più per l’innovazione. “Attueremo una strategia Ai-plus per potenziare le industrie e miglioreremo la governance dell’intelligenza artificiale”. Poche parole cariche di significati ben precisi. Innanzitutto sul fronte interno. Pechino vuole uscire, definitivamente, dai suoi problemi. Primo fra tutti, la rat-race. Ossia la competizione al ribasso che sta dissanguando le imprese, impoverendo il Paese e lasciando fin troppi giovani a languire in attesa di un posto di lavoro che sia (davvero) tale. Tutto il mondo è paese. La frontiera dell’intelligenza artificiale, dunque, può dare alla Cina la stura per avviare un altro round di investimenti pubblici ciclopici.
Una nuova Silicon Valley?
Le aree individuate sono quelle di sempre, almeno quando si parla di poli digitali e informatici. Che, come avrebbe in animo Xi, dovranno diventare di caratura e livello “globale”. In pratica, il Partito comunista vuole che nasca la nuova Silicon Valley nell’area della Greatar Bay, tra Hong Kong e Macao, con la “sponda” di Shenzhen, Guangzhou e Guangdong. Ma, naturalmente, a compere saranno pure la vivacissima Shangai e la capitale che scenderebbe in campo con Tianjin e Hebei. La lunga marcia dell’intelligenza artificiale in Cina continua.
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