A New York è scontro tra amministrazione locale e Governo federale: oggetto della contesa la Pride Flag
Il riposizionamento della bandiera arcobaleno è “una farsa politica” secondo il Dipartimento americano o degli Interni
La bandiera arcobaleno esposta allo Stonewall National Monument a New York è tornata.
Era stata rimossa lunedì 10 febbraio in seguito a una direttiva dell’amministrazione Trump che limita l’esposizione di bandiere “non ufficiali” sulle proprietà federali.
La nuova norma stabilisce infatti che nei parchi nazionali possano sventolare solo la bandiera statunitense, quella del Dipartimento degli Interni e quella per i prigionieri di guerra.
Ciò aveva scatenato l’ira degli attivisti che hanno considerato il gesto come un attacco simbolico al primo monumento nazionale del Paese dedicato alla storia LGBTQ+. Il luogo – simbolo, istituito nel 2016 da Obama, è gestito dal National Park Service (un’agenzia federale), motivo per cui è soggetto agli ordini diretti di Washington, nonostante si trovi nel cuore di Manhattan. Per questo è stato possibile rimuovere la bandiera arcobaleno, uno degli emblemi più noti al mondo per i diritti LGBTQ+.
La storia di questo bar americano e del drappo arcobaleno issato a simbolo è nota ai più.
Parliamo dei famosi Moti di Stonewall del 1969.
Tutto ebbe inizio il 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn (53 Christopher Street), nel Greenwich Village. All’epoca il bar era spesso soggetto a raid da parte della polizia perché l’omosessualità era di fatto illegale.
Durante l’ennesimo blitz a sorpresa gli avventori decisero di non subire passivamente gli arresti. E così invece di fuggire, la folla iniziò a lanciare monete, bottiglie e mattoni contro gli agenti.
Le proteste continuarono per diversi giorni nelle strade circostanti. Fu la prima volta che la comunità LGBTQ+ si unì in una resistenza organizzata contro la discriminazione generalizzata.
Un anno dopo, per commemorare quegli scontri, si tenne la prima parata del Gay Pride. Nel 2016, il presidente Obama dichiarò l’area del bar e il parco antistante (Christopher Park) il Stonewall National Monument, rendendolo il primo monumento nazionale degli Stati Uniti dedicato ai diritti LGBTQ+.
Ed è proprio questa natura di vessillo della memoria nazionale che ha permesso all’amministrazione federale di intervenire per eliminare la bandiera.
Il presidente del distretto di Manhattan, Brad Hoylman-Sigal, ha definito la rimozione “meschina e vendicativa”.
Chuck Schumer, leader della minoranza al Senato per New York, ha denunciato l’iniziativa in una dichiarazione, affermando: “La rimozione della bandiera arcobaleno del Pride dallo Stonewall National Monument è un’azione profondamente oltraggiosa che deve essere revocata immediatamente”.
Ha aggiunto: “Se c’è una cosa che so di questo ultimo tentativo di riscrivere la storia, alimentare divisioni e discriminazioni e cancellare l’orgoglio della nostra comunità, è questa: quella bandiera tornerà. I newyorkesi se ne occuperanno costringendoli a barricarsi dentro il bar.
E così è stato.
Funzionari della città e attivisti, in una cerimonia carica di tensione riportata da NBC New York, hanno forzato il silenzio imposto da Washington riportando la Pride Flag a sventolare proprio di fronte alle vetrate storiche dello Stonewall Inn.
Mentre la folla scandiva in coro la frase “Raise it up!” (Alzala!), la bandiera è stata issata nuovamente su un’asta adiacente a dove si trovava prima ma tecnicamente in un luogo non soggetto al bando. Una sorta di compromesso per rimanere nei limiti imposti dalla legge.
Ma, colpo di scena: mentre la cerimonia ufficiale si avviava alla conclusione, un gruppo di attivisti ha deciso di non accettare la soluzione di ripiego e ha fisicamente portato la bandiera esattamente sull’asta centrale del monumento nazionale, quella da cui gli agenti di Trump l’avevano ammainata lunedì. Ciò costituisce un’infrazione ancora più grave.
E non si è fatta attendere la reazione del governo federale.
Un portavoce del Dipartimento degli Interni ha definito l’azione di New York come una “farsa politica”, accusando il sindaco e i funzionari locali di essere “totalmente incompetenti e scollegati dai problemi reali” che affliggono la città, come la gestione dei rifiuti e la rete elettrica. La bandiera è tornata, ma il braccio di ferro tra la sovranità della metropoli di New York e il potere centrale è appena iniziato.
Torna alle notizie in home