Foreste, Comitato “Sì cambia”: “Col Sì stop alle correnti politiche in magistratura”
Si avvicinano le date di domenica 22 e lunedì 23 marzo, quando è previsto il referendum popolare confermativo sulla riforma della magistratura. Abbiamo intervistato Carmine Foreste, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e presidente del Comitato per le Riforme “Sì Cambia”.
Quali sono le principali ragioni che la spingono a votare “Sì”?
“Occorre votare SI per completare il processo riformatore, in corso da quasi quaranta anni, avviato con l’introduzione del modello accusatorio. La separazione delle carriere consentirà al nostro Paese di uniformarsi alle principali democrazie, che già da tempo vedono separate le carriere tra Giudici e PM. La riforma, inoltre, eliminerà o, comunque, arginerà i fenomeni degenerativi delle correnti politicizzate all’interno della magistratura”
In che modo pensa che la vittoria del “Sì” potrebbe migliorare il funzionamento del sistema giudiziario italiano?
“La Giustizia migliorerà, innanzitutto, in termini di credibilità, garantendo quella necessaria distanza, richiesta dall’art. 111 Cost., tra giudice e pubblico ministero. L’immagine è quella del triangolo isoscele, che vede al vertice il giudice equidistante tra chi accusa e chi difende, ossia il cittadino. Oggi la terzietà non può definirsi in astratto garantita a causa della asimmetria strutturale del sistema, che vede giudici e pubblici ministeri fare carriera nello stesso circuito, rispondere alla stessa dinamica elettorale ed essere giudici l’uno dell’altro in sede disciplinare. Rompendo questa condivisione di interessi, avremo quella dovuta attuazione al principio di terzietà dell’organo giudicante, richiesta dalla costituzione.”
Alcuni sostengono che votare “Sì” possa indebolire la magistratura.
“Coloro che sostengono che la riforma indebolisce la magistratura, evidentemente lo fanno per sostenere la mera contrarietà alla riforma, incutendo negli elettori una paura; tale assunto non trova riscontro nelle norme della riforma. Anzi, gli effetti delle nuove disposizioni sono positivi nei termini di una maggiore indipendenza ed autonomia del singolo magistrato verso l’interno del proprio ordine, oltre che verso l’esterno. Questo in quanto la riforma vuole spezzare il legame tra le correnti e i componenti eletti al CSM, rendendoli liberi proprio dai condizionamenti delle correnti politicizzate della magistratura”.
Che messaggio vorrebbe mandare a chi è ancora indeciso?
“Chiedo a tutti i cittadini di non ascoltare gli slogan e di non attribuire un colore politico alla riforma, pur essendo una riforma trasversale, nel tempo contenuta nei programmi di tutte le forze politiche. Invito tutti a leggere il testo della riforma al fine di formare un loro convincimento avulso da condizionamenti supportati da interessi di “parte” o di “partito”. Questa è una riforma storica che migliora la giustizia italiana intervenendo sulle basi del sistema e garantendo il rispetto dei principi del giusto processo e, dunque, la terzietà dei giudici.
Una riforma che nasce nel 1989 con il modello accusatorio voluto dal partigiano Giuliano Vassalli, che superava il modello inquisitorio fascista; una riforma che prosegue con la riforma del 1999 che cristallizza i principi del giusto processo all’art. 111 della Costituzione e che trova completa attuazione con la riforma, in particolare, del 104 della Costituzione, che andremo a confermare votando SI al referendum del 22 e 23 marzo p.v”.
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