La battaglia comune di Parigi e Roma sui Cbam la sfida di abbattere la burocrazia
L’Europa avanza a Step ma la sfida, a Bruxelles, resta quella di abbattere costi e burocrazia magari iniziando dai fertilizzanti. E, farlo bene e subito. Già, perché la guerra dei missili si combatte in Medio Oriente ma le battaglie dei dossier sono già iniziate. La prima, e più importante (forse), notizia che ha aperto la settimana brussellese è arrivata da Parigi. La Francia ha chiesto, ufficialmente, di sospendere l’applicazione dei dazi sul carbonio, i famosi (o famigerati, fate voi) Cbam per i fertilizzanti. Richiesta a cui ha aderito, fin da subito, pure l’Italia. Che, dopo aver impalmato la battaglia degli Ets, ora si lancia in quella delle tariffe sulla Co2. L’argomentazione che sottostà alla richiesta che unisce, una volta tanto, Roma e Parigi parte da un dato di realtà.
L’Europa e la questione fertilizzanti
Con il Medio Oriente impelagato nella guerra, con il Qatar praticamente impossibilitato a spedire gas (figuriamoci altro), il rischio è che la crisi possa riflettersi, fin da subito, sulle produzioni agricole europee. I fertilizzanti, a cominciare dall’urea, sono fondamentali. Non solo per la buona riuscita dei raccolti quanto per la tenuta del sistema. Senza rifornimenti, il sistema rischia grosso. Così, all’incontro Agrifish di ieri, s’è formalizzata la richiesta che punta a togliere un balzello che appesantisce il costo delle materie prime agricole. L’obiettivo è rendere lo “sconto” pure retroattivo al 1° gennaio di quest’anno, quando i dazi sono entrati in vigore. In alternativa, come ha riferito il ministero italiano dell’Agricoltura, si potrebbe pensare a “un meccanismo di compensazione immediato, finanziato con le risorse disponibili dell’attuale Quadro finanziario pluriennale, per neutralizzare nel breve periodo i costi a carico degli agricoltori”. Contestualmente, però, gli Stati membri – e su tutti proprio l’Italia – hanno esortato, ancora una volta, la Commissione “a chiarire rapidamente risorse disponibili, modalità operative e criteri di accesso e a presentare quanto prima il Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti, per rafforzare la produzione europea di fattori di produzione essenziali a basse emissioni e ridurre la dipendenza dall’estero”.
Che fine farà la pesca?
Finita qui? Per l’Europa la sfida è solo quella dei fertilizzanti? Macché. C’è un altro settore che, col caro carburante, sta letteralmente tremando. O meglio, trema ciò che resta di un comparto già fortemente falcidiato e decimato dalle crisi passate e dall’invasione di specie aliene che ormai popolano stabilmente i nostri mari. L’Italia, sempre all’esito dell’incontro Agrifish di ieri, s’è messa in cordata con Bulgaria, Estonia e Lettonia. I quattro Paesi hanno cofirmato un “non paper” che chiede a Ursula von der Leyen di intervenire, e di farlo subito, a modificare il regolamento Feampa. E questo “per compensare l’eccezionale aumento dei costi operativi e salvaguardare i livelli occupazionali”. Tra gli obiettivi messi nero su bianco l’ammodernamento della flotta “per favorire il passaggio a motorizzazioni più sostenibili ed efficienti, riducendo il tempo di permanenza in mare a parità di catture”, nonché quello di “attrarre le nuove generazioni: attraverso incentivi che rendano il lavoro a bordo economicamente attrattivo e sicuro, garantendo il turnover generazionale indispensabile per il futuro del settore”. Insomma, l’Europa sta rischiando di rinunciare ai suoi pescatori.
Bruxelles avanza a Step ma si deve tagliare la burocrazia
Allo stesso tempo, da Bruxelles, la Commissione ci ha tenuto a far sapere di aver mobilitato, in due anni, fino a 29 miliardi di euro “in tutti i programmi di finanziamento dell’Ue per sostenere le tecnologie e le competenze associate in quattro settori: innovazione digitale e deep-tech, tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse, biotecnologie e difesa”. Basterà? Chissà. Intanto, dai commercialisti, l’avviso all’Ue è arrivato. Piuttosto che miliardi di cose, ne basterebbe una: abbattere la burocrazia. “L’Europa non sta investendo abbastanza sia per sostenere gli investimenti pubblici che per quelli privati. Il governo ha fatto alcuni interventi per attrarre investimenti nel nostro Paese”, ha affermato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze della Camera, nel corso del Cnpr forum Europa e Italia: competitività, investimenti e futuro”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.