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Esteri

Jimmy Savile: il potere che protegge i mostri

di Priscilla Rucco -


Due nomi e differenti continenti, ma un’unica, spaventosa verità: quando hai abbastanza soldi, connessioni, conoscenze e prestigio, puoi farla franca per decenni. Jimmy Savile e Jeffrey Epstein hanno violentato, sfruttato e distrutto vite. Eppure, per anni, nessuno li ha fermati.

Jimmy Savile: l’intoccabile nazionale

Jimmy Savile era più di una star della BBC. Era un’istituzione britannica. Con il suo stile eccentrico, tute acetate e sigari perennemente tra le dita, aveva conquistato milioni di famiglie attraverso programmi come “Top of the Pops” e “Jim’ll Fix It”. Raccoglieva fondi per ospedali e beneficenza: oltre 40 milioni di sterline in trent’anni. Era amico del principe Carlo, frequentava Margaret Thatcher, aveva accesso illimitato a strutture sanitarie. Nel 1990 arrivò persino il titolo di Sir. Nel 1990 Papa Giovanni Paolo II lo fece Cavaliere dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno.

Ma dietro la maschera – che era solito indossare – c’era un predatore seriale. Le indagini successive alla sua morte nel 2011 hanno rivelato l’orrore: oltre 400 persone violentate nell’arco di 54 anni, tra il 1955 e il 2009. Vittime di età compresa tra i 5 e i 75 anni. Bambini malati negli ospedali. Ragazze vulnerabili negli studi BBC.

Le voci circolavano già negli anni ’70. Paul Gambaccini, collega alla BBC Radio 1, ha raccontato che tutti sapevano. Si sussurrava di “minorenni subnormali”, termine agghiacciante che descriveva le vittime preferite di Savile: ragazze fragili, in ospedali e istituti. Ma nessuno parlava. Nessuno indagava concretamente.

Nel 2011 la BBC aveva in mano un’inchiesta esplosiva di “Newsnight” su Savile. Fu censurata. Troppo scomoda. Decisamente pericolosa per l’immagine dell’emittente. Solo nel 2012, un anno dopo la sua morte, ITV mandò in onda il documentario che fece crollare il sistema dell’altruismo benefico. Da lì, una tempesta mediatica: centinaia di denunce, indagini parlamentari con conseguenti rapporti devastanti.

Il finanziere delle élite

Dall’altra parte dell’Atlantico, Jeffrey Epstein costruiva un impero simile. Nato a Brooklyn nel 1953, ha accumulato ricchezze nella finanza e connessioni che spaziavano da presidenti americani a membri della famiglia reale britannica. La sua isola privata, i jet privati, le residenze di lusso: tutto serviva a mascherare una rete internazionale di traffico sessuale di minorenni.

Le prime denunce risalgono al 2005, quando una ragazza quattordicenne raccontò di essere stata molestata. L’FBI intervenne, le vittime si moltiplicarono fino a raggiungere un totale di circa 40 denuncianti. Ma nel 2008 arrivò un patteggiamento vergognoso: niente accuse federali, solo due capi d’imputazione statali per sollecitazione di prostituzione. Pochi mesi di carcere in condizioni privilegiate.

Ci vollero altri undici anni perché la giustizia provasse di nuovo. Il 6 luglio 2019 Epstein fu arrestato a New York con accuse di traffico sessuale. Un mese dopo, il 10 agosto, venne trovato morto nella sua cella. Suicidio per impiccagione, secondo il medico legale. Ma le circostanze hanno alimentato dubbi che non si placano: guardie addormentate, controlli falsificati, telecamere “guaste”, ma soprattutto la possibilità che Epstein sia ancora vivo.

Prestige e protezione

I casi mostrano elementi comuni. Entrambi usarono il prestigio sociale come scudo. Savile con la beneficenza, Epstein con il denaro e le amicizie altolocate. Entrambi ebbero accesso a vittime vulnerabili attraverso istituzioni che avrebbero dovuto proteggerle: la BBC, il servizio sanitario nazionale britannico nel primo caso; scuole, fondazioni, circoli elitari nel secondo.

Entrambi furono protetti da sospetti e denunce che esistevano da decenni ma non furono “adeguatamente investigati”, come ammise la stessa BBC. Nel caso Epstein, il governo americano ha recentemente dichiarato che non esisteva alcuna “lista clienti” – smentendo anni di speculazioni – ma confermando che operava con una rete di complici.

L’eredità avvelenata

Savile non fu mai processato. Morì ricco, onorato, celebrato. I suoi crimini emersero solo quando non poteva più pagare. Epstein evitò il processo suicidandosi (o così ci dicono). Le vittime rimasero senza giustizia in tribunale.

Dopo lo scandalo Savile, la BBC cancellò ogni traccia: onorificenze revocate, statue rimosse, documenti distrutti. Le due fondazioni benefiche che portavano il suo nome chiusero nel 2012, redistribuendo 5,4 milioni di sterline. Il Vaticano dichiarò che l’onorificenza pontificia “certamente non avrebbe dovuto essere conferita” alla luce delle informazioni successive.

Come hanno fatto questi uomini a operare indisturbati per decenni? Perché chi sapeva ha taciuto? Le istituzioni hanno fallito per incompetenza o per complicità?

La verità forse è più semplice di quanto si possa pensare: il potere protegge se stesso. E quando la  vittima è debole, povera, malata o giovane, nessuno può fermarti. Finché sei utile al sistema.


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