L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La giustizia inciampa sulla burocrazia

di Priscilla Rucco -


La Cassazione annulla due condanne a dieci anni. Non perché l’imputato sia innocente, ma perché ha giudicato il tribunale sbagliato. Un padre che violenta il figlio neonato, si riprende con il cellulare e pubblica tutto su TikTok. Eppure si ricomincia da capo.

È sempre più lampante quanto la macchina della giustizia si inceppi troppo spesso non solo sulle prove, ma anche su questioni di competenza. È quello che è successo nel caso del trentacinquenne residente in Alto Adige, condannato due volte a dieci anni per aver abusato sessualmente del figlio di pochi mesi e di aver pubblicato i video su TikTok. La Corte di Cassazione ha annullato entrambe le sentenze. La motivazione? Il tribunale di Bolzano non era l’organo competente a giudicare. Così un nuovo processo si aprirà davanti alla Corte d’Assise il 30 gennaio.

L’orrore attraversa l’oceano

La storia inizia negli Stati Uniti, dove le autorità individuano su TikTok un video che non dovrebbe esistere. Immagini di violenza sessuale su un bambino di pochi mesi. Il National Center for Missing and Exploited Children attiva il protocollo internazionale. La segnalazione attraversa l’Atlantico e arriva fono alla Polizia Postale italiana.

Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Trento, si muovono rapidamente. Risalgono all’identità dell’autore in breve tempo: un trentacinquenne dell’Alto Adige, padre del bambino. Le perquisizioni portano alla luce prove schiaccianti. Il pedofilo si era filmato mentre violentava il figlio neonato. Le accuse: violenza sessuale aggravata e produzione di materiale pedopornografico.

Due condanne cancellate da un cavillo

Il processo di primo grado si conclude con dieci anni. Il tribunale di Bolzano riconosce la gravità dei fatti. Anche l’appello conferma: dieci anni. Sembra tutto definito. Ma in Cassazione emerge un problema non indifferente. La legge 69 del 2019, “Codice Rosso”, ha inasprito le pene per violenze su minori di dieci anni: ora si va da sette a quattordici anni. Con questa pena massima, la competenza non spetta al tribunale collegiale, ma proprio alla Corte d’Assise.

Un vizio di competenza funzionale che rende nulle le sentenze. Non importa se le prove sono schiaccianti, se l’imputato è stato giudicato due volte. Il processo va rifatto dall’inizio, davanti al giudice giusto. La Cassazione non entra nel merito. Si limita a constatare che il tribunale sbagliato ha giudicato emettendo sentenza.

La giustizia e le domande

Davvero nessuno se n’è accorto prima? Né il pm, né i giudici di primo e secondo grado? La modifica normativa risale al 2019, i fatti sono posteriori, eppure il processo è andato avanti per anni davanti al tribunale. Solo la difesa, in Cassazione, ha sollevato l’eccezione. Una mossa legittima, ma che risuona amara pensando alle tempistiche della giustizia italiana.

E il bambino? Oggi avrà qualche anno in più. Forse è stato allontanato dal padre, in una struttura protetta o affidato a familiari. La cronaca non lo dice, per tutela della privacy del minore. Ma viene da pensare a lui, quel neonato che oggi deve vedere il processo ricominciare. Nessuno mette in dubbio che la competenza sia garanzia del giusto processo, ma fa male pensare che un tecnicismo vanifichi anni di iter giudiziario.

TikTok e la moderazione

C’è un altro aspetto da analizzare: TikTok. La piattaforma ha protocolli per rilevare contenuti pedopornografici. Eppure quel video è stato caricato, è rimasto online, è stato visto, finché le autorità americane non l’hanno segnalato. Solo allora la Polizia Postale è intervenuta.

Le piattaforme collaborano con il NCMEC, segnalando contenuti sospetti. Ma il sistema non è infallibile. Quando si parla di bambini, ogni secondo conta. TikTok afferma di avere sistemi sempre più sofisticati, intelligenza artificiale e controllo umano. Ma i fatti dimostrano che qualcosa sfugge sempre.

Il 30 gennaio nell’aula della Corte d’Assise di Bolzano si aprirà un nuovo capitolo. Le prove saranno le stesse, i fatti gli stessi, probabilmente anche la sentenza finale non cambierà. Ma intanto sono passati anni, il bambino è cresciuto, e la giustizia si è fermata perché qualcuno non aveva controllato quale fosse il tribunale giusto. È la legge, certo. Ma vergognosa lo stesso.


Torna alle notizie in home