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La “guerra dei chip usati”: l’Asia svuota i nostri magazzini

Le agenzie finanziarie asiatiche evidenziano un aumento senza precedenti del flusso di componentistica elettronica rigenerata proveniente dai distretti manifatturieri del Made in Italy

di Angelo Vitale -


La guerra dei chip usati: c’è un oro tecnologico nei rifiuti, l’Asia sta comprando tutti i vecchi chip dell’industria italiana. Esiste un tesoro nascosto nei magazzini delle vecchie fabbriche italiane e il continente da sempre all’avanguardia tech lo ha appena scoperto.

La guerra dei chip

Mentre il dibattito pubblico globale è ossessionato dalla produzione di microchip di ultima generazione a 2 nanometri, partita la caccia. I colossi produttivi di Cina, Vietnam e Thailandia hanno lanciato una frenetica ricerca dei chip “legacy”, quelli di vecchia generazione, estratti dai macchinari industriali dismessi in Italia.

I lanci delle agenzie finanziarie asiatiche evidenziano un aumento senza precedenti del flusso di componentistica elettronica rigenerata proveniente dai distretti manifatturieri del Made in Italy.

Le nostre pmi, alle prese con la modernizzazione dei macchinari (o con la chiusura di vecchi reparti), stanno scoprendo che un controller degli anni ’90 o un chip di potenza di dieci anni fa vale oggi dieci volte il suo prezzo di recupero.

Perché questa caccia frenetica

Questa “guerra dei chip usati” è dettata dalla necessità. La produzione globale di elettrodomestici, giocattoli intelligenti e sistemi automotive di fascia bassa non ha bisogno di potenza estrema, ma di componenti affidabili e collaudati che le nuove fonderie non producono più a costi sostenibili.

L’Italia, con il suo enorme parco macchine industriale degli anni d’oro, è diventata involontariamente il principale “rottamaio di lusso” tecnologico del mondo.

Un export silenzioso che sta gonfiando i bilanci delle aziende di recupero tech, ma che priva l’Europa di materie prime critiche per la propria indipendenza strategica.


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