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Attualità

La guerra in Iran azzera le speranze di crescita Pil per il 2026

L'analisi di Confcommercio-Cer: ecco quanto ci costa il conflitto in Medio Oriente

di Giovanni Vasso -


La guerra si è mangia già ogni speranza di crescita per il 2026: se tutto va bene se ne parla nel 2027. La denuncia arriva da una ricerca Confcommercio-Cer. Che lancia l’allarme. A causa dello choc energetico insorto a causa del conflitto in Medio Oriente e innervato attorno alle tensioni e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, l’economia italiana perderà colpi. E, insieme, smarrirà anche ogni possibilità di veder crescere il Pil già quest’anno. Un colpo che potrebbe essere esiziale per il futuro del Paese e che arriva in un momento in cui sembrava possibile, prima che dell’insorgere del conflitto, una ripresa più solida per l’Italia.

La guerra uccide la speranza di crescita per il 2026

L’analisi Confcommercio-Cer è netta. “Lo shock energetico innescato dal conflitto con l’Iran rischia di rinviare di fatto al 2027 la ripresa dell’ economia italiana. Anche nell’ipotesi di una tregua duratura e di un graduale rientro dei prezzi dell’energia, sarebbero comunque necessari almeno sette-otto mesi per tornare a una piena normalizzazione”. Si tratta, per gli analisti, di “un tempo sufficiente a compromettere in modo significativo l’andamento del 2026”. Ecco, tutto è andato in fumo e anche quest’anno, di crescita, se ne parla il prossimo.

Le conseguenze del conflitto che paghiamo tutti noi

Ma non basta, perché per Confcommercio-Cer “l’impatto della crisi energetica dimezza, in soli due mesi di conflitto, di fatto, le attese di crescita dell’ economia italiana per il 2026”. E questo, dicono gli esperti. “nonostante l’intervento sulle accise abbia permesso di contenere l’impatto diretto dello shock sui carburanti, il Pil perderebbe comunque 0,3 punti di crescita, pari a 9,7 miliardi di euro in meno rispetto allo scenario precedente, mentre i consumi rallenterebbero per 3,9 miliardi di euro, con una parte dell’urto che verrebbe assorbita dalle famiglie attraverso la riduzione del risparmio delle famiglie (-3,9 miliardi”. Prepariamoci al peggio.


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