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Politica

La nuova legge elettorale e la partita del Quirinale nel 2029

di Giuseppe Ariola -


Il cantiere della nuova legge elettorale si intreccia, come è evidente, con la partita politica più importante della prossima legislatura: l’elezione del presidente della Repubblica nel 2029. Un elemento tutt’altro che margine nella stessa discussione sullo Stabilicum. Il tema del premio di maggioranza della proposta allo studio alla Camera, quindi, nasconde in realtà una riflessione molto più ampia sulle possibili geometrie parlamentari della prossima legislatura. L’ipotesi su cui si sta ragionando è quella di un ritorno a un impianto proporzionale corretto da un premio di maggioranza assegnato alla coalizione vincente solo al raggiungimento di una soglia attualmente fissata al 40%. Ed è proprio su questo punto che si starebbe concentrando la strategia di Forza Italia. Gli azzurri spingono infatti per alzare sensibilmente l’asticella necessaria a far scattare il premio, rendendo più difficile per qualunque la corsa a una maggioranza autosufficiente in Parlamento.

La strategia di Forza Italia

Dietro la proposta azzurra c’è una valutazione politica precisa. Se nessuna coalizione raggiungesse la soglia prevista, si aprirebbe inevitabilmente la strada a un governo di larga coalizione o comunque a un esecutivo sostenuto da forze politiche trasversali. Uno schema simile a quello già visto con i governi guidati da Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, sostenuti da maggioranze trasversali. Uno scenario che Forza Italia considera non solo possibile, ma forse persino auspicabile in una fase storica caratterizzata da una crescente frammentazione del consenso. D’altronde, non è un mistero che molti forzisti guardino con crescente interesse alla prospettiva di una legislatura più dialogante e meno polarizzata. A un contesto politico in grado di porre attenzione su temi dal forte impatto sociale. Ferma restando la collocazione – in nessun caso in discussione – del partito nel centrodestra.

Una doppia strategia per essere decisivi

Non c’è però dubbio che esso sia quello che tra tutte le forze dello schieramento abbia la maggiore capacità di dialogo con gli avversari, Pd in particolare. In questo quadro, l’innalzamento della soglia per ottenere il premio di maggioranza diventerebbe uno strumento per lavorate a una doppia strategia. Un ripetersi dell’assetto attuale, con un centrodestra assolutamente autonomo e autosufficiente al governo, oppure il riproporsi del pur rodato schema di un’intesa trasversale che prevederebbe convergenze parlamentari più ampie. La riflessione si lega irrimediabilmente anche al prossimo appuntamento quirinalizio. Salvo sorprese, infatti, il Parlamento che nascerà dalle elezioni politiche del 2027 sarà chiamato, due anni dopo, a eleggere il successore di Sergio Mattarella. Una scelta destinata a condizionare gli equilibri istituzionali per almeno un settennato e che richiederà inevitabilmente una larga convergenza politica visti i numeri necessari a eleggere gli inquilini del Colle.

La nuova legge elettorale e l’elezione del prossimo Capo dello Stato

Ed è anche questo elemento a spingere una parte del centrodestra, ovvero l’area moderata rappresentata da Forza Italia, a immaginare meccanismi elettorali per le politiche tali da rendere la propria platea parlamentare determinante per avere voce in capitolo. Ed è qui che entra in gioco il rapporto tra Forza Italia e Pd. Pur restando alternativi sul piano elettorale, i due partiti vengono considerati gli interlocutori più compatibili in un eventuale negoziato istituzionale sul Quirinale. La tradizione del parlamentarismo italiano insegna infatti che le partite quirinalizie si vincono quasi sempre al centro. Per questo il dibattito sulla nuova legge elettorale va ben oltre gli aspetti tecnici. Dietro percentuali, soglie e premi di maggioranza si muove infatti una partita strategica che riguarda il futuro equilibrio del sistema politico italiano.


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