Sulla nuova legge elettorale la maggioranza cerca l’intesa ma l’opposizione (ufficialmente) fa muro
Dopo il vertice di maggioranza di lunedì e con le audizioni di esperti e costituzionalisti in commissione Affari costituzionali alla Camera, il dibattito sulla riforma della legge elettorale è tornato centrale. Il tentativo della maggioranza è quello di avviare interlocuzioni proficue con l’opposizione per definire insieme le regole del gioco. Da parte loro, i partiti di minoranza frenano anche solo sull’eventualità di aprire un tavolo. Almeno ufficialmente. I contatti, infatti, in realtà sono in corso da tempo e, da quanto emerge, l’impianto dello Stabilicum sarebbe tutt’altro che avversato come invece si vuol far credere pubblicamente. L’idea di un sistema, come quello proposto dal centrodestra, che tendenzialmente eviti la possibilità di un pareggio alle elezioni e che garantisca i numeri per la governabilità, non dispiace ai principali partiti del campo progressista, convinti di avere il vento in poppa.
Le garanzie per i partiti minori
Allo stesso tempo, la soglia di sbarramento al 3% per chi si dovesse presentare fuori dalle coalizioni garantisce i movimenti più piccoli, da quello di Calenda a quello di Vannacci. Così come il recupero della prima lista che in coalizione non supera la soglia minima per accedere al riparto dei seggi piace ai partiti di Renzi e Lupi. Insomma, al di là delle posizioni ufficiali, tutti guardano con una certa attenzione alla proposta di nuova legge elettorale presentata dalla maggioranza. Anche perché la disponibilità di aprire a modifiche rispetto al testo presentato è stata ancora una volta ribadita dagli alleati di governo.
I tempi stretti per approvare la nuova legge
Questo da un lato stoppa le polemiche, in realtà strumentali, circa l’assenza delle preferenze, che oltretutto Fratelli d’Italia sostiene di voler introdurre, e dall’altro facilita un percorso che, per giungere in porto, deve iniziare a intravedere un punto di caduta concreto. Anche perché, quello che il Colle vorrebbe evitare per diversi motivi, è che la nuova legge sia approvata a ridosso del voto. In tal caso, non si avrebbe il tempo di intervenire rispetto a eventuali criticità sollevate dalla Corte costituzionale. Tanto più considerando che i prossimi parlamentari saranno quelli chiamati a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica nel 2029. Anche per questo dal centrodestra si insiste sulla strada di un dialogo con le opposizioni che, ovviamente, favorirebbe un iter altrimenti affannoso. Tra quelle che vengono considerate criticità da superare, su tutte c’è il tema del premio di maggioranza e della soglia necessaria ad accedervi.
Le possibili modifiche alla riforma della legge elettorale
Attualmente lo Stabilicum fissa l’asticella al 40% dei voti, ma dal centrodestra si fa sapere che c’è margine per arrivare al 42. Qualcuno si spinge fino a ipotizzare il 45%, ma questa soglia appare troppo alta nell’ottica di scongiurare un pareggio. Circa la qualificazione del premio, che molti considerano eccessiva nell’attuale schema di riforma, è lo stesso Giovanni Donzelli, tra i guru del centrodestra nella stesura della nuova legge elettorale, a proporre delle modifiche. La proposta del responsabile organizzazione del partito di via della Scrofa è quello di valutare due soglie massime di premio per Camera e Senato, visto che qui sui numeri impattano i senatori a vita. Il tentativo è garantire la governabilità in entrambi i rami del parlamento, ma anche la rappresentanza dell’opposizione attraverso un “tetto di garanzia”.
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