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Esteri

La piroetta “pacifinta” dell’Ue sull’Ucraina

L'appello di Zelensky e il cambio di tono

di Ernesto Ferrante -


L’Europa sta tentando, con evidente ritardo, di rimodulare la propria postura sulla guerra in Ucraina. La Commissione Ue ha accolto “con favore” l’appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a dare inizio a negoziati diretti con la Russia e a un cessate il fuoco. Un cambio di tono forzato dopo anni di retorica massimalista e di sostegno incondizionato alla linea della “vittoria totale” di Kiev sul campo di battaglia. L’improvvisa apertura al dialogo stride però con la convocazione, da parte del presidente francese Emmanuel Macron, della riunione della Coalizione dei Volenterosi prevista per il 13 e 14 luglio. Un formato che, più che favorire la distensione, sembra voler ribadire la volontà francese di guidare un’Unione europea ancora intrappolata in una logica di pressione militare.

La Russia non si sbilancia

Da Mosca è arrivata una risposta calibrata a Zelensky. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che il presidente ucraino può recarsi nella capitale russa “in qualsiasi momento”, mentre Vladimir Putin, nel corso di un incontro con i responsabili delle agenzie internazionali, ha ribadito che il suo Paese è pronto a un accordo “sulla base dei compromessi discussi con Trump ad Anchorage”. Il messaggio è chiaro. La Russia non rifiuta a priori il negoziato, ma lo incardina su condizioni già definite, lasciando intendere che l’Europa non sia più un interlocutore credibile. La sfiducia di Putin verso Bruxelles è ormai strutturale, alimentata da anni di sanzioni, escalation retorica e scelte economiche considerate miopi e autolesioniste.

La reazione di Trump

Sul fronte americano, Donald Trump ha commentato alla sua maniera la proposta di incontro tra i due presidenti, definendola “super”. Una battuta, certo, ma che conferma come Washington resti l’unico attore realmente in grado di imprimere una direzione al processo negoziale, anche se al momento impantanato nel conflitto in Medio Oriente.

Il ministero della Difesa russo ha reso noto lo scambio di 185 prigionieri di guerra, per parte, con l’Ucraina. L’operazione è avvenuta ieri grazie allo sforzo di mediazione degli Emirati Arabi Uniti.

Il drone esploso in Romania era dell’Ucraina

Da non sottovalutare è l’ennesimo incidente nel Mar Nero. Un drone navale è esploso nel porto romeno di Costanza, scatenando immediate reazioni europee. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di “minaccia diretta” ai confini orientali del territorio dell’Unione e di “conseguenza della guerra della Russia contro l’Ucraina”, mentre il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha ricordato che si tratta del terzo episodio in poche settimane. Le accuse, seppur velate, sono state indirizzate subito verso la Federazione russa. Ma poche ore dopo è emersa la verità. Il drone era ucraino, come confermato da Kiev, che ha attribuito la deviazione alla guerra elettronica russa. Un dettaglio che pur ridimensionando la versione iniziale, ha rivelato l’esistenza di un blocco pronto a puntare il dito prima ancora di verificare i fatti. Un capitano della marina romena ha detto che si tratta di un Magura ucraino.

L’incidente in Romania si somma agli attacchi con droni nel Mar d’Azov, che hanno causato la morte di cinque cittadini azeri. Il conflitto è sempre più instabile e capace di coinvolgere altri attori, lambendo territori Nato. È proprio questa imprevedibilità a rendere ancora più evidente la necessità di un percorso diplomatico solido, non di iniziative simboliche o di coalizioni parallele.

Putin boccia le politiche dell’Ue

In tale contesto, le parole di Putin al Forum economico di San Pietroburgo assumono un significato più ampio. Il presidente russo ha accusato la “burocrazia europea” di politiche aggressive e di una retorica che indebolisce lo stesso Vecchio Continente, minandone la sicurezza e la posizione sullo scacchiere economico globale. La critica del leader russo, al di là della propaganda, coglie un aspetto reale. L’Ue appare oggi divisa, poco reattiva e incapace di definire una strategia autonoma e coerente.

Cerca di recuperare credibilità proprio mentre gli eventi dimostrano quanto la sua voce pesi sempre meno. Bruxelles sembra rincorrere un processo che non controlla, oscillando tra aperture tardive e riflessi condizionati che potrebbero danneggiarla ulteriormente.


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