Groenlandia, Ucraina, rapporti con l’amministrazione Trump e dialogo con la Russia. La politica estera è stata al centro della tradizionale conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni. Nel corso dell’appuntamento, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l‘Associazione della Stampa Parlamentare, Meloni ha affrontato i principali dossier internazionali.
La Groenlandia
Rispetto alle mire trumpiane sulla Groenlandia, la leader di Fdi ha ribadito di non credere a un’azione militare americana: “Io continuo a non credere nell’ipotesi che gli Usa attuino un’azione militare per assumere il controllo della Groenlandia. Una opzione che chiaramente non condividerei, l’ho già messo nero su bianco. Io credo non converrebbe a nessuno, non converrebbe neanche agli Stati Uniti d’America”. Secondo la presidente del Consiglio, le mosse di Washington sarebbero dettate dalla rilevanza strategica dell’Artico: “Io ritengo che gli Usa con metodi diciamo molto assertivi stia soprattutto ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia e in generale dell’area artica per i suoi interessi per la sua sicurezza”.
L’idea di Giorgia Meloni
In un contesto del genere, a suo avviso, “l’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica”. Entro fine mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, con l’obiettivo di “preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione” e “contribuire alla sicurezza della regione”. La posizione meloniana, non ci vuole molto a capirlo, mira astutamente a disinnescare un potenziale conflitto su più livelli tra Ue e Usa, che metterebbe Roma in grande difficoltà. Il perimetro di confronto, tuttavia, non può essere quello della Nato, di cui sono membri sia la Danimarca che gli Stati Uniti. La questione non è di sicurezza, ma di ordine politico. L’Unione europea, se non vuole ridursi al ruolo di comparsa, deve farsi valere con Donald Trump e imporgli dei paletti. Da Nuuk passa buona parte del futuro di Bruxelles.
L’Ucraina
Spazio anche al conflitto in Ucraina. Giorgia Meloni ha ribadito il suo netto no all’invio di soldati italiani, spiegando che “il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato”. L’ipotesi di una missione multinazionale sotto l’ombrello dell’Onu, ha chiarito, “non è sul campo oggi”. La premier si è invece detta favorevole alla nomina di “un inviato speciale dell’Europa sulla questione ucraina” per consentire all’Ue di “parlare con una voce sola”.
Il dialogo con la Russia
Un passaggio è stato dedicato alla necessità che l’Unione europea torni a riallacciare un dialogo con Mosca. “Io credo sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato”, ha osservato ancora Meloni. Una differenza sostanziale rispetto alla postura di alcuni componenti della “Coalizione dei Volenterosi”, che parlano apertamente dell’invio di soldati in Ucraina. Una prospettiva, respinta fermamente dalla Russia, che farebbe arenare definitivamente le trattative per mettere fine al conflitto. Il possibile ritorno della Federazione russa all’interno del G8 è stato definito “prematuro”. Se ne riparlerà “quando abbiamo un percorso di pace, cioè quando abbiamo una pace”.
Le relazioni con Trump
Infine, sui rapporti con il presidente Usa Donald Trump, principale argomento di critica da parte delle forze di opposizione, la premier ha rivendicato autonomia e fermezza: “Su Trump ci sono molte cose sulle quali io non sono d’accordo. Penso per esempio che il tema del diritto internazionale sia invece qualcosa che va ampiamente difeso”. Evidenziato il riconoscimento internazionale per l’iniziativa italiana in Africa. Il capo del governo italiano ha assicurato che c’è “grande gratitudine nei confronti dell’Italia per il Piano Mattei”, un approccio “che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole” e che, ha concluso, “ormai viene preso a modello”.