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Attualità

La sinistra balla, la legge guarda

di Alberto Filippi -


La sinistra italiana ed europea riesce sempre a reinventarsi. Quando pensi di aver toccato il fondo, ecco che parte la musica. Letteralmente. L’ultima genialata è il balletto pedagogico: una coreografia per spiegare che molestare e violentare le donne è sbagliato. Non una legge applicata, non una sanzione certa, non un’espulsione quando serve. Un balletto. Perché evidentemente il problema non è la mancanza di regole, ma la coreografia sbagliata.

Siamo alla politica del TikTok: se la realtà è dura, la si addolcisce con una musichetta. Se il crimine è grave, lo si affronta con passi di danza. La sinistra non governa più, intrattiene. Non fa rispettare le leggi, le mima. E nel frattempo pretende pure l’applauso.

Nel mondo reale, però, le regole funzionano in modo diverso. Se passo col rosso, il vigile non mi fa un balletto esplicativo: mi multa. Se evado le tasse, la Guardia di Finanza non organizza uno show motivazionale: mi contesta il reato. Ed è giusto così. La legge non deve essere simpatica, deve essere efficace.

La verità è che questa sinistra ha paura di una sola cosa: affermare che chi arriva in Europa deve adeguarsi alle nostre regole. Non il contrario. Perché per loro l’integrazione è a senso unico: noi dobbiamo capire, tollerare, rinunciare. Loro no. Noi dobbiamo dimenticare cultura, storia e consuetudini per non “offendere”, mentre chi non si integra viene giustificato, coccolato, spiegato… a tempo di musica.

Proviamo a fare il percorso inverso: immaginiamo un italiano che va in uno dei Paesi da cui partono molti migranti, ignora le leggi locali, non rispetta le donne, non osserva le regole culturali. Qualcuno gli farebbe un balletto educativo? O arriverebbero conseguenze molto più concrete e molto meno coreografate?

Ecco il punto che la sinistra finge di non capire: la civiltà non si insegna con una danza. Si difende con la legge, con la certezza della pena e con l’espulsione di chi non accetta le regole del Paese che lo ospita. Tutto il resto è propaganda travestita da inclusione.

Meno coreografie, più codice penale.

Meno musichette, più regole applicate.

Perché mentre la sinistra balla, il Paese reale chiede sicurezza. E quella, purtroppo per loro, non va a tempo di musica.


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