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Esteri

La teoria di Miller: la forza e il potere governano il mondo

di Cinzia Rolli -


Il vice capo di Gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller in questi giorni sta facendo fortemente sentire la sua voce spiegando perché è essenziale per gli Stati Uniti acquisire la Groenlandia.

La competizione politica internazionale nei prossimi anni si giocherà attraverso lo sfruttamento delle zone polari.

Da tempo infatti Russia e Cina stanno investendo capitali importanti per poter controllare le rotte di navigazione nella regione polare e artica.

Ciò che Miller dice apertamente è che di fatto la Danimarca non è in grado militarmente di difendere il territorio da futuri attacchi nemici. Non può proteggere la Groenlandia né migliorarla né abitarla secondo il politico americano.

Miller è anche certo che nessuno combatterà contro gli Stati Uniti per il futuro dell’Isola più grande del mondo. Per il vice capo di Gabinetto della Casa Bianca la Terra dei Groenlandesi non è un territorio autonomo ma uno spazio necessario e fondamentale per la difesa americana contro Cina e Russia.

Solo gli Stati Uniti possono rendere la Groenlandia inespugnabile perché sono gli unici ad avere le forze militari necessarie per proteggerla e le risorse utili per valorizzarla.

La nuova politica internazionale spinge anche a scelte di forza. Il Vice Capo di Stato Maggiore collega l’importanza dell’acquisizione all’installazione di nuove tecnologie radar avanzate (Progetto Frosty) e all’estrazione di terre rare fondamentali per l’innovazione bellica e civile.

Il controllo dell’isola infatti comporterebbe il monopolio occidentale sui minerali critici,  strappando il primato di approvvigionamento tecnologico alla Cina.

E se Miller parla ormai di un diritto fondato sulla forza, sua moglie Katie non è da meno. Ha pubblicato sui social l’immagine della Groenlandia coperta dalla bandiera americana  con la didascalia: “Soon” (presto).

Il Primo Ministro groenlandese, Jens-Frederik Nielsen ha risposto in maniera ufficiale definendo il post “irrispettoso” e ribadendo che “la Groenlandia non è in vendita”.

Anche i Ieader dell’Unione Europea e del Consiglio Nordico hanno replicato con fermezza alle provocazioni, ribadendo che non si possono attaccare le regole sulle quali si fonda l’intero ordine mondiale.

Ma il linguaggio trumpiano non è mai stato mite o diplomatico, al contrario si caratterizza per essere crudo e realistico. Non sempre si può chiedere il permesso di fare ciò che è necessario, a volte serve rivendicare con fermezza un diritto indispensabile ai fini della sicurezza.

Cosa pensa Trump? Probabilmente vede la Groenlandia  come il completamento della difesa del nord America, una sorta di Alaska dell’est che chiude l’ingresso alle potenze asiatiche. La Groenlandia rappresenta il nuovo fronte polare come lo fu l’Alaska nel 1867. Lo Stato Artico d’America è il successo storico da replicare oggi.

L’acquisto dell’Alaska, noto come Seward’s Folly (la follia di Seward), rappresenta il modello a cui l’amministrazione Trump-Miller si ispira.

Nel marzo 1867, il Segretario di Stato William H. Seward concluse l’affare con la Russia zarista per 7,2 milioni di dollari, circa 2 centesimi per acro.

All’epoca lo Stato Artico era visto come una distesa di ghiaccio dal clima estremo, non confinante con gli Stati Uniti e il suo acquisto risultava ai più essere un inutile spreco di denaro.

La Russia, invece, indebolita dalla guerra di Crimea e timorosa di perdere il territorio a favore dei britannici senza alcun compenso, decise di vendere una terra che considerava difficile da difendere e gestire. L’acquisto risultò una mossa strategica vincente per l’America che portò alla scoperta di oro e giacimenti di petrolio.

Mentre in Europa si parla di trattati internazionali, a Washington si respira un clima diverso. Miller è certo che una volta acquisito il territorio della Groenlandia,  nessuno sarà disposto a scatenare una guerra mondiale per una disputa territoriale nel Grande Nord. Il tempo della diplomazia è terminato. Vige la regola del più forte.


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